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Critiche alla posizione del Ministro Veronesi in tema di elettrosmog
(a cura di Guido Santonocito)
1) L'Italia ha approvato una legge la quale è nata da un complesso iter di 5 anni che ha visto la partecipazione attraverso
numerose audizioni parlamentari dei referenti scientifici, dei referenti industriali, delle associazioni e dei cittadini;
2) in particolare il Ministero della Sanità attraverso un documento ufficiale (curato dall'ISS-ISPESL ed allegato
al DM381/98) ha fissato dei limiti fondati sulle evidenze epidemiologiche e sanitarie rinvenute attraverso un'ampia panoramica di letteratura scientifica internazionale (180 Studi) e sulla
necessità di attuazione del principio di precauzione;
3) che il Ministero della Sanità non ha modificato sino ad oggi tale documento e che non vi sono novità scientifiche
tali da determinare la necessità di una modifica.
4) Il principio di precauzione appare di assoluta importanza in Italia dove a fronte di 150 località indicate dal
Ministero dell'Ambiente come luoghi a rischio per l'elettrosmog è stata realizzata solo una indagine epidemiologica la quale ha evidenziato un incremento di leucemia infantile di 6 volte.
Che peraltro tale indagine presenta alcune lacune la cui eliminazione è destinata ad incrementare l'incidenza delle malattie nella popolazione esposta alla radiazioni provenienti dalla radio
vaticana.
L'unica ricerca in Italia:
lacune dell'indagine dell'Osservatorio Epidemiologico della Regione Lazio (agenzia sanitaria pubblica)
1) Raccolta dati dei soggetti ammalati o deceduti attraverso 5 fonti (Prof. Rondelli -Ass. Italiana Ematologia Pediatrica
Bologna, Prof. Mandelli La Sapienza Roma, Prof. Multari Umberti I Roma, Prof. De Rossi Bambin Gesù Roma, Prof. Mastrangelo Policlinico Gemelli). Pertanto eventuali pazienti ricoverati in
altri Istituti o all'estero non sono stati rilevati dall'indagine.
2) l'indagine evidenzia un incremento della leucemia di 6 volte nei soggetti esposti tra 0 e 2 km di 4 volte nei sogggetti
esposti tra 2 e 4 km di 2 volte nei soggetti esposti oltre i 4 km di 0 volte nei soggetti esposti oltre i 10 km dal centro dell'impianto di Radio Vaticana. Peraltro tale impianto si compone
di 5 antenne molto distanti tra loro ubicate in un'area di 400 ettari, e dunque il centro è fittizio. Questo significa che alcuni casi, che dalla ricerca appaiono più distanti dal centro
di riferimento, siano in effetti molto più vicini ad una delle 5 antenne e ciò documenterebbe un ancora più ampio incremento del fattore rischio con l'approssimarsi alla fonte inquinante.
Una ulteriore lacuna deriva dall'assenza di misurazioni. Il WWF attraverso un monitoraggio di 2 mesi ha raccolto
dei dati che dimostrano che l'irradiazione degli abitanti non avviene come nel caso ad es. delle antenne per telefonia nella forma cd. "a macchia d'olio" ma con una complessa dinamica
di rifrazioni il cui esito è definibile "a macchia di leopardo". Ad es. nell'abitazione di V. Senio 24 al primo piano sono stati rilevati valori compresi tra 20 e 50 V/M (campo
elettrico) mentre dal secondo piano in su i valori sono compresi tra 1 e 3 V/m. Nel terrazzo di copertura i valori sono di nuovo elevati e raggiungono i 35 V/M . Al primo piano sono stati
riscontrati 3 decessi e 2 malati ai piani superiori nessuna evidenza in quanto l'esposizione è al disotto dei limiti fissati dalla normativa 6V/m.
3) I dati sono comparati con la popolazione di Roma città inquinata anziché con un paese avente le stesse caratteristiche
di Cesano
4) l'indagine è di fatto un approfondimento sul fronte dei bambini di un'altra indagine compiuta dallo stesso istituto
nel 1998 che documentava l'incremento di malattie tumorali negli uomini residenti a Cesano non risulta pubblicata e pertanto è di fatto sottratta al patrimonio scientifico internazionale.
Ciò è maggiormente grave se si considera che Cesano, insieme alle citate altre località italiane detiene) il poco invidiabile record mondiale di località con elevate potenze irradiate in radiofrequenza
e popolazione esposta per decine di anni.
Conclusione
Vi è evidenza di un notevole incremento delle malattie nell'area di Cesano, dell'Olgiata e di altre località poste
nel raggio di circa 6 km da ciascuna antenna irradiante e ciò impone e giustifica immediate contromisure atte ad eliminare il superamento anche breve dei limiti imposti dal DM381/98
Lo studio epidemiologico dell'Agenzia del Lazio deve essere approfondito da parte della comunità scientifica e devono
essere compiuti analoghi studi nelle altre 122 località che da oltre 20 anni irradiano la popolazione residente con valori che il Ministero dell'Ambiente ha indicato al disopra del consentito.
Appare opportuno dare priorità ad un campione di 10 località con più elevati livelli di inquinamento.
Le 10 località al Top dell'Elettrosmog
(a cura di Guido Santonocito Responsabile elettrosmog WWF Italia - sito internet WWW.Elettrosmog.org)
Le località attualmente censite dal Ministero dell'Ambiente sono 152 (125 radio tv, 27 stazioni per telefonia). Questi
dati risultano largamente incompleti e ciò è riscontrabile dal fatto che non in tutta in Italia sono stati fatti i controlli ad hoc; ad esempio: in Sardegna, dove ancora non funziona l'ARPA
(agenzia regionale per l'ambiente) non c'e' alcuna località individuata mentre, in Emilia Romagna dove l'ARPA (nacque per prima dagli ex uffici di igiene ambientale ben attrezzati) le località
sono 21; segue il Piemonte 20 (delle inchieste del giudice di Guariniello) e il Lazio 15 (dei triplici controlli ASL-ARPA-Ispesl istituti pubblici in aperto conflitto di competenza).
Sicuramente questa situazione deriva dal fatto che nel nostro paese da un giorno all'altro si è passati dal monopolio
della Rai a 700 emittenti radio Tv e 2400 emittenti radio pari ad un 1/3 delle emittenti presenti nell'intero pianeta. Il giorno dopo la famosa sentenza della Corte Costituzionale (1976) chiunque
si mise a costruire antenne avendo 2 obiettivi: a) stare vicino ai ripetitori della RAI (in quanto tutte le antenne riceventi erano puntate sulle emittenti RAI) e b) mettere più antenne possibili
dalle quali "sparare" il segnale fortissimo per occupare l'etere e tenere lontani i concorrenti.
Così siamo giunti ad oggi e ad una legge che deve rimettere tutto a posto partendo dalla capitale, la città senz'altro
più inquinata:
Lazio
Roma (e dintorni)
1) Cesano Radio Vaticana 30 mila abitanti esposti(valori fino a 50 V/m-WWF)
2) Pentagono elettromagnetico 5 punti per complessivi 400 impianti di trasmissioni radio e 200 mila cittadini irradiati
Scuola Leopardi(Monte Mario)-cadlolo-teulada(Prati)-apuleio(Balduina)-vle vaticano (valori fino a 30 V/m-WWF)
3) S.Palomba Pomezia fino a 30 V/m(fonte Anpa)
4) Montecopatri fino a 35 V/m(WWF)
5) Rocca Priora-Rocca di Papa fino a 27 V/m (Anpa)
Campania
Napoli Camaldoli (ordinanza Min Bordon 15 Impianti spenti) 20V/M
Abruzzo
S.Silvestro Pescara (ordinaza Min Bordon ) abbassati i limiti da 20 a 6 v/m
Marche
Potenza Picena (radar militare Nato) 30V/m
Sicilia
Capo d'Orlando (92 V/m)
Erice (30 V/M )
Puglia
Andria 156 antenne 100 mila abitanti fino a 30 V/M
Volturino (Foggia) 84 impianti a ridosso della popolazione fino a 35 V/m
Umbria
Perugia fino a 27 V/m
Lombardia
Como (località Cao) fino a 27 V/M
Piemonte
Torino Pecetto fino a 40 V/m (indagini in corso da parte della Procura di Torino Giudice Guariniello)
I dati relativi alle misurazioni trovano fonte nel WWF/ANPA/ARPA/ISPESL/ASL
Comunicato n° 165 del 10 aprile 2001
MINISTERO DELLA SANITA’
UFFICIO STAMPA
Veronesi istituisce un gruppo di studio internazionale
per confermare assenza di rischio-cancro da elettrosmog
Il Ministro della Sanità, professor Umberto Veronesi, ha istituito un gruppo di studio composto da esperti internazionali
per analizzare in tempi rapidi lo stato attuale delle conoscenze scientifiche in materia di contaminazione da onde elettromagnetiche nei bambini.
Il pool dovrà verificare se un’alta dose di onde elettromagnetiche diffuse nell’ambiente, molto superiore ai limiti imposti
dalla normativa italiana, possa promuovere o addirittura provocare una maggiore incidenza di leucemia - nei bambini come negli adulti - rispetto a quella in una popolazione non esposta a onde
elettromagnetiche.
Il Ministro Veronesi ha chiamato a far parte del gruppo di studio quattro scienziati di livello internazionale scelti
tra epidemiologi, oncologi e pediatri:
Peter Boyle, Direttore della SEARCH, l’Agenzia di Sorveglianza dell’Impatto Ambientale sull’Incidenza del Cancro presso
l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione;
Donato Greco, direttore del laboratorio di Epidemiologia dell'Istituto Superiore
di Sanità;
Giuseppe Masera, Direttore della Clinica Pediatrica dell'Università di Milano, Ospedale di Monza
Roland Mertelsmann capo dipartimento di ematologia dell’Università di Frifburgo.
Comunicato n° 164 del 10 aprile 2001
MINISTERO DELLA SANITA’
UFFICIO STAMPA
Studio dell’Agenzia Sanitaria del Lazio esclude legame diretto tra onde e tumori
In merito alle notizie riferite all’esistenza di un presunto rapporto dei Nas dei Carabinieri su casi di morte da
tumore nella zona di Cesano, in provincia di Roma, il Ministero della Sanità, cui i Nas fanno direttamente capo, precisa quanto segue:
Lo scorso 22 marzo il Nucleo Anti Sofisticazioni dei Carabinieri ha ricevuto una richiesta da parte dell’Autorità
Giudiziaria di acquisire documentazione in merito alla mortalità dovute a tumori e a leucemie nella zona intorno a Cesano.
Il 29 marzo i Nas ricevevano una nuova richiesta per acquisire le cartelle cliniche di persone morte di leucemia nell’arco
degli ultimi dieci anni.
Il Ministero della Sanità sottolinea che non sono attribuibili ai Nas valutazioni circa le origini
delle cause di morte rilevate dalle cartelle cliniche.
In merito alla situazione epidemiologica della leucemia nella Regione Lazio, il Ministero della
Sanità segnala che – come si evince dai più recenti dati Istat sulla mortalità e dal Rapporto dell’Agenzia della Sanità Pubblica della Regione Lazio sulla mortalità ed incidenza di leucemia
nell’area intorno all’emittente di Radio vaticana:
in Italia sono segnalati circa 5.000 casi all’anno di morti per leucemia: in molti casi documentati
esistono raggruppamenti (clusters) spazio-temporali non necessariamente associabili a specifici fattori di rischio.
Come l’Agenzia del Lazio conferma, non è dimostrata alcuna associazione tra onde elettro magnetiche
ed incidenza di tumori infantili né è stata rilevata un’incidenza di casi nella zona di Cesano significativamente superiore a quella attesa sulla base dei dati finora disponibili: si tratta
di uno studio descrittivo che ben lungi dal dimostrare un’associazione di causa ed effetto si limita a fornire spunti per ulteriori studi che possono verificare le ipotesi di associazione.
Resta documentata l’assenza di evidenza causale delle onde elettromagnetiche nei tumori infantili
da numerosissimi ed importanti studi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale.
Il Ministero della Sanità ribadisce infine l’azione capillare volta, in tutte le sedi e in ogni circostanza, a migliorare
la tutela della salute dei cittadini, ispirandosi sempre al principio di massima precauzione.
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
In risposta a Tullio Regge, Franco Battaglia, Argeo Benco, Franco Corazza, Renato A. Ricci
Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza
è destinato a naufragare nella risata degli dei
Albert Einstein
Ha sorpreso la notizia della lettera di scienziati italiani inviata al Presidente della Repubblica
per contestare l’applicazione del principio di precauzione alla protezione della popolazione dai campi elettromagnetici.
Letta la lettera, i sottoscritti ritengono doveroso rispondere e rappresentare al Capo dello Stato
quanto segue.
I - Precedenti
La storia contemporanea mostra almeno due casi di fenomeni la cui pericolosità è stata alla fine
riconosciuta e i cui effetti, altamente nocivi, sono stati per decenni negati:
- i detriti nucleari;
- i cibi per zootecnia costituiti di farine animali
[1] .
II – Lobbies e correttezza deontologica
Dopo il progetto Manhattan la scienza si è abituata a convivere con l’industria e a riceverne finanziamenti.
Ora però si assiste alla trasformazione di scienziati in “informatori scientifici”, con la differenza che gli informatori scientifici professionisti dichiarano il loro intento commerciale
e, quando informano, non possono indossare l’abito dello scienziato per non indurre in errore il consumatore.
III – Quali riferimenti scientifici?
La lettera in questione non cita articoli scientifici, ma solo il rapporto di una commissione dell’associazione
professionale dei fisici americani, che non è un istituto scientifico, ma appunto una associazione professionale.
A parte questo, la lettera cita una dichiarazione di un incaricato della OMS, non specificato, dal
contenuto fuorviante. La dichiarazione è infatti in contrasto con quanto stabilito dalla III Conferenza Internazionale Ambiente e Salute della OMS (Londra, 1999), che, in materia di protezione
dei campi elettromagnetici, raccomanda agli Stati di attenersi rigorosamente al principio di precauzione, assumendo un fattivo atteggiamento di prevenzione. Tale raccomandazione è
per altro coerente con quanto stabilito dall’art. 174 del Trattato di Amsterdam, costitutivo dell’Unione Europea.
IV – I millecinquecento uomini di scienza
La lettera inizia con un richiamo ai 1500 uomini di scienza che avrebbero difeso, con un loro appello,
la libertà della scienza . Si tratta in realtà di un assai inferiore numero di persone che hanno preso la parola per difendere il loro diritto di prendere soldi dall’industria farmaceutica,
agrobiotecnologica e zootecnica, in cambio del loro apprezzato lavoro, anche trascurando di conoscere interamente le conseguenze di tale lavoro, laddove risultassero in contrasto con la tutela
della biodiversità.
Dato che la comunità scientifica nella introduzione di nuove tecnologie ha un vested interest,
va considerata come una lobby e, in quanto tale, vanno contemperate le sue esigenze con quelle della società civile.
V – Perché non riconoscere l’elettrosmog?
Grazie al freedom of information act, decorsi i termini prescritti di secretazione, si è
appreso che la Marina degli Stati Uniti, nei trascorsi decenni, includeva nelle guidelines per le domande di finanziamento delle ricerche l’obiettivo di dimostrare la inconsistenza degli effetti
dei campi elettromagnetici sulla salute. Tale impostazione tutelava interessi rilevanti non concernenti la salute pubblica, che oggi appaiono non più attuali. E’ da ritenere che numerosi lavori
scientifici d’allora siano stati condizionati da detto obiettivo, ma negli ultimi due decenni sono stati sviluppati molti lavori scientifici ricchi di risultati concernenti la interazione
biologica dei campi elettromagnetici [2]
La Commissione europea, nella relazione di accompagnamento della proposta di raccomandazione (1998/268),
che poi è stata assunta dal Consiglio (1999/519), riconosce:
“studi scientifici attestano un aumento del rischio per alcuni tipi di tumore, come leucemie,
tumori del tessuto nervoso e, sebbene in misura limitata, tumori al polmone, tra i lavoratori del settore elettrico”
e ricorda i “dati epidemiologici sul rischio di tumore conseguente all’esposizione a frequenze estremamente basse,
tra le persone che vivono vicino a linee di trasmissione ad alta tensione”.
Il NIEHS, l’istituto nazionale degli Stati Uniti per la sanità ambientale, appartenente ai celebrati NIH (istituti
nazionali di sanità) ha pubblicato un rapporto nel 1998 (report 98/3981) in cui, dopo aver classificato i campi elettromagnetici in bassa frequenza come possibili cancerogeni, afferma:
“la classificazione di campi elettrici e magnetici a 50 e 60 Hz come possibili cancerogeni è una decisione cautelativa
che riguarda la salute pubblica, basata su una limitata evidenza di aumento di rischio di leucemia infantile in relazione all’esposizione di residenti, nonché su una aumentata incidenza di
leucemia linfoide cronica associata con l’esposizione lavorativa”.
VI – Proposte discutibili
Non è infine condivisibile la proposta, contenuta nella lettera cui si risponde, di ignorare i “singoli e isolati
risultati”.
Ci sono risultati di singoli lavori sperimentali che non possono essere ignorati, almeno fino a quando non vengono
confutati con una nuova contrastante sperimentazione. Tra questi l’esperimento australiano nel quale sono stati irradiati per 18 mesi con microonde, pulsate come nel GSM, ratti geneticamente
modificati, con un gene che causa l’espressione del linfoma: i risultati, pubblicati nel 1997 (Rad. Research, 147, May 1997) evidenziano una significativa più alta frequenza di linfomi tra
i ratti esposti, che tra i ratti dello stesso ceppo non esposti.
Altri risultati sono stati evidenziati riguardanti l’alterazione della pompa del calcio cellulare, della secrezione
della melatonina e di alcune importanti funzioni del sistema immunitario.
VII – Cicero pro domo sua
Desta perplessità anche l’altra proposta contenuta nella lettera: quella di dare voce ad istituzioni “che siano
scientificamente accreditate e indipendenti da ogni interesse coinvolto nella questione”. Traspare il proponimento dei firmatari – la cui indipendenza appare acclarata solo rispetto alla
volontà della maggioranza della popolazione che si è espressa attraverso il Parlamento - di ottenere una maggiore influenza presso le istituzioni e veicolare così la loro proposta di politica
sanitaria, in contrasto con il recente orientamento internazionale fondato sul principio di precauzione.
Ove ciò accadesse, si rischierebbe di vanificare gli investimenti per la ricerca, i controlli, il catasto delle sorgenti
elettromagnetiche che la implementazione della rete UMTS ha reso disponibili. E’ infatti vero che gli interventi di salute pubblica vanno commisurati alle priorità, ma ciò non significa che
i fattori di rischio a carattere ubiquo ed universale, ancorché non quantificati, debbano essere trascurati,
Milano, Venezia, Padova, Bolzano, Trento, Bologna, Siena, Pistoia, Camerino, Roma, Napoli, Andria, Bari, Palermo, addì 9
aprile 2001
Firmato,
Emilio del Giudice, INFN Milano, Livio Giuliani, ISPESL, direttore dipartimento, Venezia, Giampiero Ravagnan,
ordinario Dipartimento Scienze Ambientali Università di Venezia, Gianni Tamino, ricercatore Dipartimento Biologia Università di Padova, Getullio Talpo, direttore scientifico
Sistemi Ricerca, Padova, Gilberto Barone Adesi, ISPESL, direttore dipartimento Bolzano, Guido Maccaccaro, dirigente Medicina del Lavoro ASL Bolzano, Angelo Giovanazzi,
primario Medicina del Lavoro, APSS, Trento, Fiorenzo Marinelli, primo ricercatore CNR Bologna, Enzo Tiezzi, ordinario Chimica Fisica, Università di Siena, Nadia Marchettini,
ordinario Chimica Fisica Ambientale, Università di Siena, Michelangiolo Bolognini, dirigente medico AUSL Pistoia, Evandro Fioretti direttore Scuola Biochimica Clinica Università
di Camerino, Fiorenzo Mignini, ricercatore Dipartimento Biologia Molecolare, università di Camerino, Giancarlo Doddi, ordinario Chimica Organica Università La Sapienza, Agostina
Congiu, associato di Biofisica, Università La Sapienza di Roma, Massimo Scalia, associato Fisica Matematica Università La Sapienza di Roma, Mauro Cristaldi, associato dipartimento
Biologia Animale, Università La Sapienza di Roma, Lorenzo Villa, docente di Igiene, Università Tor Vergata, già dirigente di ricerca Istituto Superiore di Sanità, Roma, Settimio
Grimaldi, ricercatore CNR Tor Vergata, Roma, Roberto De Bartolomeo, oncologo, Ospedale di Ostia, Giuseppina Castronuovo, associato Chimica Fisica Università Federico
II, Napoli, Vittorio Elia, associato Elettrochimica Università Federico II, Napoli, Ugo Lepore, associato Chimica Generale, Università Federico II, Napoli, Savino Intingolo,
neurochirurgo, Ospedale di Bari, Beradino Leonetti, oncologo, Andria, Roberto Ria, oncologo, policlinico di Bari, Vito de Blasi, dirigente medico AUSL Palermo, Maria
Brai, Biocomunicazione, Università di Palermo.
HANNO COMUNICATO LA LORO ADESIONE
Francesco Bortolotto, senatore, Vicenza, Alessandro Fabretti, ingegnere, Zurigo, Marco Donzelli, avvocato,
CODACONS Milano, Gabriele Volpi, ingegnere, CONACEM Livorno, Raffaele Capone, ingegnere, ROMA NORD Roma, Bianca Beatrice Ratti, matematico, ROMA NORD, Roma, Cristina
Tabano, CODACONS Roma, avvocato, Domenico Ciandulli, Tribunale Diritti Malato S. Filippo Neri, Roma, Antonio Mercuri, ingegnere, VAS Marche, Elvira Russo, VAS Roma,
Edoardo de Nicolais, chimico, CODACONS Benevento, Roberto Barocci, Roma, Giuliano Bestiaco, Roma, Lanfranco Fattori, Pescara, Elisabetta Borgioli,
Prato, Beatrice Bardelli, CONACEM, Pisa, Laura Cazzola, Sandra Biagioni, Tommaso Macedonio, Enrico Scirghi, Alessia Lombardi, Maria Cristina
Lombardi, Leonardo Olmi, Livio Sicuranza, Alessandro Mercantelli, Sandra Piselli, Alberto Giovaninetti..
ALCE CODACONS LEGAMBIENTE VAS
Prof. Umberto Veronesi
Ministro della Sanità
Lungotevere Ripa, 1
ROMA
LETTERA APERTA
Roma, 15 gennaio 2001
Egregio Sig. Ministro,
Le scriviamo in qualità di esponenti delle principali associazioni nazionali che si battono a tutela dall’inquinamento
elettromagnetico. Tema sul quale, come Lei ben saprà, è da tempo avviato positivamente un lavoro da parte del Governo e del Parlamento in risposta alle crescenti preoccupazioni
dell’opinione pubblica tanto sul fronte degli elettrodotti per il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica, quanto su quello degli apparati legati al sistema radiotelevisivo e,
per la sua grande espansione, alla telefonia mobile (GSM, UMTS).
In particolare sono attualmente in via di definizione due decreti del Governo relativi, rispettivamente, alla
tutela della popolazione da sorgenti diverse da quelle già regolamentate con il D.M. 381/98 ed alla tutela dei lavoratori professionalmente esposti. Tali decreti, in osservanza
di Atti parlamentari del 6 luglio scorso, sarebbero dovuti essere promulgati entro il 31.12.2000.
Essi si basano sulla assunzione del principio di precauzione- fatto proprio in Europa da altri paesi come la
Svizzera, Polonia, Svezia e, di recente, dalla regione belga dei Valloni e dal land austriaco di Salisburgo- non risultando determinato, dal complesso delle indagini epidemiologiche
sulle radiazioni non ionizzanti, un valore di soglia al di sotto del quale si possano escludere effetti nocivi sulla salute umana. Principio di precauzione assunto anche recentemente
dal suo Dicastero nella vicenda della cosiddetta “mucca pazza”, che ha ricevuto per tale motivo consensi molto estesi da parte dell’opinione pubblica e dei settori coinvolti.
Tra i molti studi scientifici che possono essere citati in materia, due di essi impongono , secondo i nostri esperti,
l’adozione del principio di precauzione nella protezione dei lavoratori e dei consumatori dai campi elettromagnetici, (è questo il campo di applicazione della Raccomandazione
del Consiglio della U.E. del 12 luglio 1999, n. 519; Considerando I):
- “Lymphomas in Em-Pim 1 transgenic mices exposed to pulsed 900
MHz electromagnetic fields”, di M. Repacholi ed altri, in Radiation Research, 147, May 1997;
- “Pooled analysis ..” di A.Albhom e altri, in British Journal
of Cancer (BJC), September 2000.
Il primo studio riguarda gli effetti delle microonde GSM su una popolazione di ratti con il gene della predisposizione
ad ammalare di linfoma. L’esperimento, finanziato da una società telefonica australiana, condotto da una équipe guidata da M. Repacholi, già presidente della International Radiation Protection
Association (IRPA) e responsabile del Progetto campi elettromagnetici della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha evidenziato che i ratti transgenici, esposti per due mezze ore
al giorno per diciotto mesi alle microonde pulsate del GSM, hanno sviluppato il linfoma in proporzione 2,4 volte superiore ai ratti non esposti (dato statisticamente significativo).
Se confermato, l’esperimento costituisce una prova che le microonde pulsate a bassissima frequenza, come quelle GSM, sono un agente promotore di cancro, particolarmente pericoloso per gli
individui della popolazione predisposti al linfoma.
È vero che un comunicato dell’Ufficio Stampa dell’OMS (marzo 2000) ha riportato che non esistono risultati scientifici
confermati di associazione tra esposizione a radiofrequenze o microonde e aumento di tumori. Infatti non esistono risultati confermati, ma questo solo perché l’esperimento australiano
non è stato ancora replicato, dal momento che non esistono società telefoniche disposte a finanziarlo, né risulta che il Ministero della Sanità abbia voluto impiegare i fondi di cui
dispone per la ricerca (1% del fondo sanitario nazionale) per finanziarlo.
Ora, il fatto che l’esperimento non sia ripetuto, non significa che non sia ripetibile: e quindi sono
qualificabili come mentitori quanti vanno sostenendo che non ci sono dati scientifici sulla pericolosità dei campi elettromagnetici. Il metodo scientifico pretende che un esperimento,
per essere conclusivo, sia ripetibile e ciò comporta che debba essere ripetuto; ciò significa che un esperimento non ripetuto sia scientifico e che il suo risultato
costituisce un dato scientificamente valutabile, soprattutto quando ottenuto, come nel caso di specie, con procedimento ineccepibile.
Se un esperimento non ripetuto evidenzia la potenziale nocività di un agente ambientale, il principio di precauzione
impone che fino a quando l’esperimento non sarà ripetuto con esito negativo (ed in tal caso deve essere spiegata la ragione per cui, la prima volta, aveva avuto
esito positivo) siano adottate misure atte a limitare l’esposizione di consumatori e lavoratori a livelli inferiori a quelli che, nell’esperimento, sono associati all’effetto nocivo
manifestato.
Il principio di precauzione è legge in Europa (art. 130 R del Trattato di Roma, art. 174 del Trattato
di Amsterdam) e deve essere rispettato, anche dai Ministri della Repubblica Italiana. Ecco perché appare preoccupante il contenuto della lettera indirizzata lo scorso mese dalla S.V.
al Ministro dell’Ambiente, concernente la protezione dai campi elettromagnetici, dal quale emerge l’intenzione della S.V. di uniformare la normativa italiana alla raccomandazione del Consiglio
dell'Unione Europea che, per un arrogante decisionismo dell’Esecutivo, non tiene conto del principio di precauzione, contro il parere e la richiesta di emendamento sul punto espressi
dal Parlamento Europeo (Risoluzione 5 maggio 1994 e Risoluzione 10 marzo 1999 recante emendamenti alla Proposta di Raccomandazione CNS 167/98). Tanto più che, nella stessa Raccomandazione,
è precisato che in essa sono riportati i livelli massimi che debbono essere osservati in ogni Paese dell’Unione e che ciascun Paese può adottare limiti più restrittivi (come già aveva fatto
l’Italia con il DM 10 settembre 1998 n. 381, recante i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana). Bene ha fatto comunque il Ministro Bindi a votare contro la adozione di
quella Raccomandazione, proprio perché il principio di precauzione non vi è citato in premessa e conseguentemente il quadro di restrizioni all’esposizione di lavoratori e consumatori
della raccomandazione risulta inadeguato e non conforme al Trattato di Roma.
Il secondo studio sopra richiamato riguarda la possibile azione cancerogena dei campi magnetici generati dalle
linee di trasporto e di distribuzione dell'energia elettrica: è’ uno studio epidemiologico che mette insieme i risultati di ben nove studi effettuati nel Nord Europa e nel Nord America, pubblicati
a partire dal 1992. Dei nove studi, alcuni presentavano risultati che non evidenziavano una correlazione tra esposizione al campo magnetico delle linee elettriche ed aumentata insorgenza di
tumori, mentre altri, la maggioranza, fornivano l'evidenza statistica di tale correlazione. Gli autori di tutti e nove gli studi, quelli negativi e quelli positivi, hanno messo insieme i loro
dati ed hanno effettuato una analisi statistica dei dati congiunti (pooled analysis): quella che hanno poi pubblicato sulla prestigiosa rivista British Journal of Cancer (BJC), sottoscrivendola
tutti, anche quelli i cui studi avevano dato esiti negativi, fa emergere che per i bambini che vivono in prossimità delle linee elettriche esiste un rischio doppio di ammalare di leucemia
rispetto agli altri bambini e che tale rischio si concretizza allorché i bambini sono esposti a campi magnetici di intensità superiore a 4 milliGauss (0,4 microTesla), campi cioè 250 volte
inferiori al limite di sicurezza fissato dalla normativa italiana (DPCM 23 aprile 1992) e dalla raccomandazione del Consiglio della Unione Europea.
Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dal titolo significativo ”Rischio cancerogeno e campi magnetici
a 50/60 Hz” (ISTISAN 95/29), valuta in media, in Italia, in 1 bambino all’anno il numero di bambini morti per leucemia da campi magnetici dovuti alle linee elettriche di trasporto. Il
rapporto si basa su una sottostima del numero degli esposti fatto dai gestori delle linee elettriche (ENEL e FF.SS.) e non considera i bambini esposti alle linee elettriche della rete elettrica
di distribuzione, né quelli esposti ai campi magnetici generati dalle stazioni o cabine elettriche di trasformazione; queste ultime, spesso inserite nei fabbricati destinati a civile abitazione,
sono fonte di campi magnetici di sorprendente intensità.
Comprendiamo che tali dati appaiano sconcertanti! Soprattutto per un Medico, giustamente convinto dell'innocuità di
tecniche diagnostiche come la risonanza magnetica nucleare (rmn), che impiega campi magnetici di elevata intensità (1000 Gauss), ma il campo magnetico della rmn è un campo statico,
come quello generato dalla calamita della dinamo di una bicicletta ferma; mentre il campo magnetico alternato generato da una linea elettrica è un campo magnetico variabile, come quello
della calamita della dinamo di una bicicletta in corsa. Quando la dinamo è applicata alla ruota, nel circuito connesso scorre corrente elettrica e il fanalino della bicicletta s'illumina:
questo è quel che succede nei molti circuiti che si formano all’interno del nostro corpo quando siamo esposti al campo magnetico di una linea elettrica, e tanta più corrente scorre nel corpo
umano, quanta più corrente scorre nella linea elettrica, o quanto più siamo vicini alla linea elettrica.
Si riteneva che il livello di corrente elettrica tollerabile nel nostro corpo fosse quello generato da un campo magnetico
alternato di 1 Gauss, cioè di intensità pari a quella che Gauss aveva trovato quando aveva misurato il campo magnetico terrestre, che è però un campo magnetico statico e non variabile.
Il limite proposto per l’esposizione al campo magnetico alternato dal Consiglio della Unione Europea è appunto pari a 1 Gauss, poiché è ripreso da uno standard scientifico non aggiornato,
dovuto alla associazione ICNIRP (già IRPA), originariamente pubblicato nel 1988, cioè anteriormente alla pubblicazione di ciascuno degli studi epidemiologici confluiti poi nella pooled
analysis pubblicata su BJC lo scorso settembre.
L’allora Ministro della Sanità, On. Bindi, aveva incaricato ISS e ISPESL di redigere un rapporto sulla protezione
dai campi elettromagnetici: il Documento Congiunto 29/1/1998, insieme alla Nota Aggiuntiva dell’ISPESL, è stata la base scientifica su cui l’Italia ha votato contro l’adozione della Raccomandazione
del Consiglio UE 519/1999, ed è stato assunto dal Parlamento italiano come riferimento (Risoluzione Camera dei Deputati 13/7/1999, O.d.g. 6/7/2000).
Sulla base del Documento Congiunto e della Nota Aggiuntiva dell’ISPESL sono stati predisposti, dalla Commissione interministeriale
costituita dai Ministri Ronchi, Bindi e Maccanico, con D.M. 2 giugno 1997:
- il Regolamento recante i tetti di radiofrequenza compatibili
con la salute umana, D.M. 10 settembre 1998 n. 381, con il quale è stato introdotto per la prima volta quel livello di cautela di 6 Volt per metro per il campo elettrico, che poi è stato
adottato dalla Polonia (1998) e dalla Svizzera (Ordinanza 29 dicembre 1999, 814.710); ed altri Paesi si accingono ad adottare (Belgio, Proposta della Regione dei Valloni, Austria, Proposta
del Land di Salisburgo);
- lo schema di decreto per la protezione dai campi magnetici alla
frequenza della corrente elettrica alternata, trasmesso dal Ministero dell’Ambiente alla Camera e al Senato il 12/11/1999 (e dal Parlamento approvata con OO.dd.gg. di Camera e Senato in data
6 luglio 2000, con il suggerimento di integrazioni protezionistiche) recante il valore di cautela di 5 milliGauss (prossimo al valore di 4 milliGauss individuato dalla richiamata pooled
analysis, valore ultimo che perciò si suggerisce di adottare e l’obiettivo di qualità per gli impianti di 2 milliGauss (pari al livello fissato dal Veneto con la legge regionale
n. 27 del 1993, che la Corte Costituzionale ha confermato con Sentenza 10 settembre 1999)
- lo schema di decreto per la protezione dai campi elettrici, magnetici
ed elettromagnetici dei lavoratori, che trasmesso del pari al Parlamento il 12 novembre 1999 e del pari approvato da Camera e Senato (con il suggerimento di integrazioni protezionistiche)
e che appare inspiegabilmente ritardato dalla S.V.
Per altro, nella richiamata lettera che la S.V. ha inviato al Ministero dell’Ambiente lo scorso dicembre, viene palesata
l’intenzione di non concedere il concerto per il decreto sulle basse frequenze presentato dal Ministero dell’Ambiente e di rivedere (in direzione contraria al parere del Parlamento!) il decreto
sulla protezione dei lavoratori. Ed, infatti, la S.V. ha chiesto alla Presidenza del Consiglio di rinviare l’esame dello schema di decreto sulle basse frequenze da parte della Conferenza Stato-
Regioni prevista il 18 dicembre 2000, alla quale non ha presentato lo schema di decreto concernente la protezione dei lavoratori.
Tali indecisioni e tentennamenti appaiono costituire un'inversione di tendenza rispetto all’affermazione del principio
di precauzione nella protezione dai campi elettromagnetici che i Ministri Ronchi, Bindi, Maccanico hanno introdotto nel Paese in quanto impegnati dal Parlamento, inversione di tendenza che
si spera non essere intenzionale, perché altrimenti verrebbe a tener conto solo degli interessi dell’industria, che in base al principio di specializzazione della P.A. (art. 97 Cost.) altri
Ministri hanno il compito di valorizzare, e non terrebbe invece conto delle ragioni dei lavoratori e della popolazione, alla protezione dei quali è preposto il suo Dicastero ed a cui è destinata
la normativa in discussione.
Da ultimo, si hanno notizie di tentativi di discriminazione nei confronti di ricercatori di fama internazionale, protagonisti
negli ultimi anni della politica sanitaria di cautela nella protezione dai campi elettromagnetici nel nostro Paese; tali notizie, se confermate, sarebbero prova di una gestione poco democratica
e con un certo eccesso del potere d'indirizzo che la legge riconosce al Ministro sul Dicastero da Lei presieduto. Invero, la Direttiva che preclude ai dirigenti non solo del Ministero della
Sanità, ma anche degli Istituti Superiori (che per legge hanno autonomia amministrativa e scientifica) di partecipare alle manifestazioni non organizzate dal Dicastero, se non previa autorizzazione
del Ministro per il tramite dell’Ufficio di Gabinetto, oltre che patentemente illegittima, ha un sapore di “regime” inquietante, che getterebbe una nuova luce sul liberismo che Lei ha improntato
al Suo Ministero, nonché sulla gestione della comunicazione e dell'informazione.
Quanto sopra esposto genera in noi non poche perplessità, vista anche la Sua competenza in campo oncologico, e necessita
di approfonditi chiarimenti, che ci permettano di comprendere le vere ragioni delle attuali posizioni del Suo Dicastero, onde evitare che vengano fraintese e strumentalizzate da chiunque abbia
interesse a farlo.
Restiamo perciò in attesa di un sollecito riscontro a quanto esposto, anche attraverso un incontro ufficiale per il
quale ci rendiamo sin d'ora disponibili, in mancanza del quale ci vedremo costretti a valutazioni basate esclusivamente sulle notizie in nostro possesso ed ad agire di conseguenza a tutela
degli interessi diffusi che noi rappresentiamo.
Nell'augurarle buon lavoro, porgiamo distinti saluti.
Ing. Aldo Iacomelli (ALCE)
Dott. Avv. Cristina Tabano (CODACONS)
Dott. Francesco Ferrante (Legambiente)
Dott.ssa Elvira Russo (Verdi,Ambiente e Società)
[1] Per molti anni il prof. Prusiner, alla
fine insignito del premio Nobel, è stato giudicato un vecchio pazzo dai biologi molecolari che negavano che una proteina potesse duplicarsi. Sulla base di questo dogma scientifico è maturato
il disastro della mucca pazza.
[2] Nell’ottobre 1995, in una occasione pubblica
a Bologna, il celebre oncologo Cesare Maltoni, recentemente scomparso, affermava: “chi nega ancora qualsiasi effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana ignora volutamente i risultati
della ricerca scientifica che ha ormai appurato la loro correlazione con l’insorgenza di tumori”.
Nello stesso periodo il celebre fisico israeliano, John Goldsmith, dell’Università del Negev,
anche egli recentemente scomparso, scriveva: ci sono ragioni politiche, non scientifiche, per negare la nocività dei campi elettromagnetici.
Più recentemente la pooled analysis di Albhom e altri pubblicata sul British Journal of Cancer
(Sept, 2000) e quella di Greenland e altri pubblicata su Epidemiology (Nov. 2000) nonché il rapporto di Doll e altri del UK NRPB (March. 2001) hanno evidenziato una sia pur debole associazione
tra esposizione a basse di intensità di campo magnetico a frequenza industriale e insorgenza di leucemia infantile.
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