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Lavoro
presentato al convegno
"Telefonia mobile ed esposizione ai campi elettromagnetici"
promosso daTim ed Omnitel a Milano il 2O.lO.1997.
"I telefonini
cellulari sono probabili cancerogeni (leucemia) e possibile causa
dei morbi di Alzheimer e Parkinson"
Francesco
De Lorenzo, Codacons - Conacem - Samba
Uno studio, presentato
da ricercatori dell'istituto superiore di sanità di Roma
e di una Usi di Grosseto al congresso internazionale di sanità
pubblica che si è tenuto a Stoccolma nel settembre 1996 (Lagorio
97), rileva un'associazione tra l'esposizione a radiazione in radiofrequenza
(13-30 Nlhz ) ed il rischio di cancro per un gruppo di lavoratrici
addette al reparto di termosaldatura a RF presso un'azienda di manufatti
di plastica di Grosseto (con molta probabilità l'Eurovinil).
Sono state prese
in esame 481 lavoratrici , impiegate nell'azienda tra il 1962 ed
il 1992, di cui 302 operatrici nel reparto di saldatura a RF. Per
queste ultime sono stati rilevati nel periodo esaminato 6 casi di
tumore contro 3 attesi, quindi con un aumento del rischio per tutti
i tipi di tumore del 100%. Complessivamente per tutte le lavoratrici
l'aumento del rischio per la sola leucemia è di ben 8 volte
( 2 casi contro 0,25 attesi) statisticamente significativo al 90%
cioè che c'è solo una probabilità su dieci
che il risultato dipenda dal caso.
Questo recente studio
è un campanello d'allarme che si aggiunge ad altri studi
epidemiologici resi noti internazionalmente negli ultimi anni che
indicano correlazioni tra l'esposizione di lavoratori o gruppi di
popolazione a radiofrequenze e microonde ed effetti negativi per
la salute umana ( Goldsmith 1995 ): sono state trovate variazioni
ematologiche e cromosomiche, effetti sulla riproduzione (aborti
spontanei) ed aumenti dell'incidenza a cancro.
Un ulteriore importante
studio pubblicato recentemente (Lai 96) ha investigato gli effetti
dell'esposizione acuta ( due ore ) di una radiazione elettromagnetica
a radiofrequenza (2450 Mhz ) sui danni al Dna di cellule cerebrali
di topo: è stato trovato un statisticamente significativo
(al 99%) di rotture delle connessioni interne del Dna di queste
cellule. E' da notare che questo tipo di rottura del Dna può
portare alla distruzione delle funzioni cellulari, alla generazione
di cellule cancerogene ed alla morte delle cellule stesse: l'accumulo
di danni al Dna nelle cellule del sistema nervoso centrale può
essere causa di un invecchiamento precoce dell'individuo e di disordini
neurovegetativi come, tra gli altri il morbo di Alzheimer e quello
di Parkinson.
Donnellan ed il suo
gruppo nel 1996, all'ospedale St. Vincent a Sidney in Australia,
hanno mostrato effetti 'clear-cut' in una cellula RBL-2H3
per l'esposizione a campi elettromagnetici a 835 Mhz: la velocità
di sintesi del Dna e dì replicazione della cellula aumentò,
la distribuzione dell'actina e la morfologia della cellula si alterò
e la quantità di betaexosaminidasi rilasciata in risposta
ad un trasportatore ionico di calcio aumentò significativamente,
in confronto alle culture non esposte. La quantità di RAS,
nella frazione di membrana delle cellule esposte aumentò.
i mutamenti morfologici persistettero nelle subculture successive
per almeno sette giorni in assenza di ulteriori esposizioni (Johansson
96).
Lai e Sing in una
recente ricerca (Lai 97) hanno ripetuto l'esperimento sui ratti
di cui abbiamo riferito precedentemente, con l'unica variante di
iniettare ai ratti, prima e dopo
L'esposizione a radiofrequenza,
una dose di melatonina e di PBN: in questo caso l9aumento
di rotture del Dna non si è verificato. Poiché sia
la melatonina che il PBN sono degli efficienti eliminatori di radicali
liberi, gli autori ipotizzano che questi stessi sono coinvolti nei
danni al Dna nelle cellule celebrali dei ratti indotti dalla radiofrequenza.
Poiché il cumularsi di rotture del filamento di Dna nelle
cellule celebrali può portare a malattie neurodegenerative
ed al cancro ed un eccesso di radicali liberi nelle cellule è
stato suggerito come la causa di varie malattie umane (oltreché
dell'invecchiamento), gli autori concludono che i risultati del
loro studio potrebbero avere un'importante implicazione negli effetti
sanitari dell'esposizione a radiofrequenza
Formazione di radicali liberi
e stress "ossidativo".
E' noto che la radiazione
ionizzante può danneggiare direttamente il DNA, ma anche
indirettamente, formando radicali liberi idrossilici che possono
interagire con il DNA.
La radiazioni non ionizzanti non sono in grado di danneggiare direttamente
il DNA, ma secondo un'ipotesi recente, è possibile un'attività
indiretta che danneggia il DNA (lavoro di Scott citato da Vershaeve).
I normali processi metabolici producono ossidanti che possono essere
neutralizzati dagli antiossidanti. Lo stress ossidativo si verifica
solo quando c'è uno squilibrio (dovuto ad alimentazione impropria
oppure ad esposizione alla contaminazione ambientale) con eccesso
di ossidanti. E' noto che possono avere un ruolo importantissimo
nell'avviare, promuovere e far progredire il cancro. E' stato ipotizzato
che l'interazione tra tessuto e radiazioni non ionizzanti possono
provocare questo squilibrio (crescita di radicali liberi ed il crollo
degli antiossidanti).
L'aggiunta di una minima quantità di energia dovuta all'applicazione
di un campo magnetico ELF o RF può bastare a rompere l'equilibri
ossidanti/antiossidanti, favorendo gli ossidanti (Vershaeve 95).
Omura e Losco hanno
sottoposto normali soggetti umani ad una esposizione di tre 'minuti
di campi elettromagnetici generati da alcuni telefoni cellulari
(824,030-848,098 Mhz) posti a 5-10 cm. dalla testa. Ciò
ha indotto varie anormalità tradizionali nell'area di ingresso
del campo ed anche in quella di uscita (dove la normalità
fù trovata con la stessa forma dell'area di ingresso ma l'effetto
si mantenne per un tempo più breve): gli effetti usualmente
si mantenevano circa per due o tre volte il tempo di esposizione
per l'area esposta e da 1,6 a 2 volt per la parte opposta.
Immediatamente dopo
la cessazione dell'esposizione apparivano i seguenti effetti espressi
con riferimento al tempo di esposizione del campo elettromagnetico:
1) diminuzione dell'Acetylcolina
(circa 2 o 3 volte)
2) comparsa di disturbi
circolatori con la presenza di Tromboxane B2 (circa due volte)
3) breve comparsa
dell'oncogeno C-fos Ab2 (per un tempo leggermente più corto
del tempo di esposizione)
4) breve comparsa
dell'oncogeno C-fos Ab I (vicino al tempo di esposizione)
5) brevissima comparsa
dell'integrina alfa5betal (circa un sesto del tempo di esposizione).
Gli autori hanno effettuato questi esperimenti anche con esposizione
a calcolatori ~
personali, schermi televisivi a colori e forni a microonde con risultati
più o meno analoghi ed affermano che "prolungate ripetute
esposizioni a campi EM da TV (a circa 16 kHz), forni a microonde
(2,45 Ghz) o ad altre frequenze simili o superiori senza nessuna
protezione dal campo elettromagnetico può contribuire al
possibile sviluppo di cellule cancerogene se coesistono infezioni
addizionali da virus correlati al cancro, depositi di mercurio od
altri fattori" e concludono che "quando nel forno a microonde viene
cotto del riso con acqua o cibo scaldato del latte, la maggioranza
degli L-aminoacidi si muta in Daminoacidi.
Quindi il consumo di cibo cotto a microonde e l'esposizione del
corpo umano alle stesse per un lungo periodo di tempo può
influenzare lo stato nutrizionale dell'individuo e può contribuire
all'induzione del cancro cosi come del morbo di Alzheimer" (Omura
93).
Nella stazione radio
di Sicrunda, Latvia è operativo un radar che opera alle frequenze
di 154-162 Mhz.
Le funzioni motorie,
la memoria e l'attenzione differiscono significativamente in esperimenti
condotti tra alcuni residenti nell'area, tra gli esposti e gruppi
di controllo: bambini che vivono di fronte al radar hanno un'attenzione
ed una memoria meno sviluppata, il loro tempo di reazione era più
lento e la resistenza del loro apparato neuromuscolare era minore
{Kolodynski 96).
La diatermia medica
per radiazione a microonde usa le frequenze di 915 e 2450 Mhz: Ouellet-Hellstrom
e Stewart hanno intervistato 42403 fisioterapiste nel 1989.
Le gravidanze di
quelle che avevano usato apparati a microonde da sei mesi dell'inizio
della gravidanza a tre mesi dopo, hanno avuto una maggior probabilità
di aborto (rapporto di disparità RD=1,28, statisticamente
significativo).
Il rapporto di disparità
nel gruppo con la maggiore esposizione (20 o più esposizioni
al mese (era di 1,59 (Ouellet- Hellstrom 93).
Sznigielski ha esaminato
per un periodo di quindici anni (1971-85) 128.00 militari polacchi,
di cui 3700 erano considerati come esposti a radiofrequenze e microonde
ogni anno: "il tasso di tumore per il personale esposto a RF/MO
per tutte le fasce di età (20-59-anni) 119,1 per 100.000
all'anno (57,6 nei non esposti) con un rapporto osservati/attesi
(ROA) di 2,07, significativo al 95%. La differenza tra i valori
osservati e attesi risulta da più elevati tassi di incidenza
dovuti a neoplasie del tratto alimentare (ROA=3,19-3,24) tumori
del cervello (ROA=1,9l) e tumori maligni del sistema emopoietico
e degli organi linfatici (ROA=6,31). Tra i tumori maligni dei sistemi
emopoietici/linfatici, le massime differenze nei tassi di incidenza
tra il personale esposto e quello non esposto sono stati trovati
per la leucemia cronica mielocitica (ROA=13,9), leucemia acuta mieloblastica
(ROA=8,62) e linfomi non-Hodgkin (ROA=5,82 )" ( Szniigielski 96).
Repacholi ed altri
ricercatori australiani hanno esposto 101 topi femmine EmuPiml per
due volte al giorno per 30 minuti per 18 mesi a campi piani a 900Mhz
con una frequenza di pulsazione di 217 Hz ed un'ampiezza dell'impulso
dì 0,6 millisecondi, cioè al tipico campo generato
da un cellulare Gsm. La potenza specifica assorbita mediamente era
tra 0,13 ed 1,4 W/Kg.
Il rischio di linfoma
risultò molto più alto per i topi esposti che per
i controlli (RD=2,4 statisticamente significativo) (Repacholi 97).
Dolk ed altri ricercatori
inglesi hanno studiato tra il 1974 ed il 1986 una popolazione in
un'area di 10 Km attorno ad una stazione televisiva ed un trasmettitore
radio in modulazione di frequenza. Il rischio di leucemia per gli
adulti residenti fino a quattro Km dai trasmettitori risultò
pari a 1,83 statisticamente significativo e c'è una diminuzione
significativa del rischio con la distanza fino a 10 Km.
E' stata trovata
anche una diminuzione significativa del rischio con la distanza
per il tumore della pelle (forse però in parte legato a confondenti
socioeconomici), e del cancro della Vescica (Dolk I 97).
Lo stesso studio
allargato a venti aree di trasmissione in tutta la Gran Bretagna
ha dato un aumento del rischio per la leucemia negli adulti del
3%, statisticamente significativo, in un raggio di 10 Km da ogni
trasmettitore. In due località l'aumento del rischio, sempre
statisticamente significativo, è stato del 38 e del 16% rispettivamente
(Dolk I I 97).
Infine un gruppo
di ricercatori australiani ha esaminato l'aumento di incidenza di
mortalità da cancro attorno a torri televisive nella zona
di Sidney nel periodo 1972-1990.
Il rapporto di disparità
per le leucemie in genere, per tulle le età, è risultato
1,4 statisticamente significativo. Per la leucemia infantile il
rapporto sale ad 1,58 e per la mortalità a 2,32. Questi
rapporti sono stati ricavati confrontando l'area più vicino
alla torre (da 0 a 4 Km) con quelle più lontane (da 4 a 12
Km).
La densità
di potenza della radiofrequenza nell'area interna è stata
calcolata tra 8 e 0,2 microwatt/centimetroquadro: misure reali hanno
trovato livelli inferiori di 5 volte. Tutti questi valori sono largamente
inferiori agli standards di cosiddetta protezione adottati nei vari
paesi del mondo che tengono conto in generale solo degli effetti
avversi alla salute di tipo acuto o a breve termine.
La differenza fra
il rischio di mortalità e quello di incidenza, secondo gli
autori, potrebbe indicare che l'esposizione alla radiofrequenza
(peraltro modulata qui a 50 Hz e 5 Mhz) non solo causa la malattia
ma influenza in modo negativo anche il suo esito (Hocking 96).
Le associazioni con
aumenti di incidenza tumorale e con effetti neurodegenerativi indicati
complessivamente da questi studi permettono già, a mio avviso,
di definire le radiofrequenze e le microonde come dei probabili
cancerogeni e possibili cause di altri effetti avversi per la salute
umana, per prolungate esposizioni ad intensità anche molto
inferiori a quelle che provocano evidenti effetti di riscaldamento
dannosi per l'organismo umano o parti di esso.
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