I RAPPORTI DI GREENPEACE
GREENPEACE ITALIA
V.le M. Gelsomini, 28 - 00153 Roma
DOSSIER
ELETTROSMOG:
Il PROBLEMA CORRE SULL'ONDA
A cura di Aldo
Iacomelli e Massimiliano Picciolo
Campagna Clima
Roma, 8 maggio
2000
Introduzione
L'inquinamento elettromagnetico
è diventato nell'opinione comune, soprattutto in questi ultimi anni,
uno tra i temi che maggiormente preoccupano, specie in seguito all'enorme
proliferazione di antenne radiotelevisive e ripetitori per telefonia
mobile. Basti pensare che il nostro Paese ha raggiunto il non invidiabile
primato, se rapportato all'estensione del territorio ed alla popolazione,
di circa 60.000 antenne radiotelevisive, laddove, ad esempio, negli
Stati Uniti il numero delle antenne è di circa di 10.000 unità.
Se è vero che la
biosfera, nella sua accezione più generale, è quotidianamente sottoposta
a radiazioni elettromagnetiche comprese in tutto lo spettro, dalle
basse frequenze fino alle radiazioni cosmiche, ivi comprese le microonde
di origine tellurica e planetaria e le onde radioelettriche provenienti
dal sole, è altrettanto vero che il repentino sviluppo di nuove
tecnologie, operanti in questo campo di frequenze, ha fatto aumentare
in maniera oltremodo significativa la densità di queste radiazioni
nel nostro ambiente.
Intorno al 1950,
infatti, si rilevavano al suolo dei paesi occidentali appena 10
pW/cm nello spettro di frequenze da 100 kHz a 300 GHz, mentre attualmente
si misurano valori da un milione a un miliardo di volte più alti,
a causa del rapido sviluppo delle telecomunicazioni.
Nel campo delle microonde,
la diffusione della telefonia radiomobile, le strutture della quale
richiedono l'allestimento di una vera e propria rete di antenne
emittenti su tutti i territori coperti dal servizio, comporterà
anch'essa un significativo incremento dell'esposizione a queste
radiazioni.
Ciò che rende l'inquinamento
elettromagnetico ancor più preoccupante è la sua "intangibilità"
e la sua "invisibilità". Quando, infatti, ci troviamo sotto ad un
torrido sole avvertiamo immediatamente come calore il bombardamento
energetico a cui siamo sottoposti, almeno per la parte relativa
ai raggi infrarossi (quelli che scaldano). Talvolta viene suscitata
una reazione fisiologica di difesa del nostro organismo che inizia
a sudare. Quando, invece, siamo bombardati da onde elettromagnetiche
emesse da campi elettromagnetici, non abbiamo bisogno di alcun allarme
(non ci accorgiamo di essere "trapassati" da queste onde di energia)
e tanto meno di un meccanismo di difesa. Questo fenomeno somiglia
molto a quello della radioattività: le onde energetiche ci colpiscono
senza che noi possiamo accorgercene e soprattutto senza poterci
difendere.
Colpisce particolarmente
il silenzio attorno a questo tema e la mancanza di una normativa
europea ed italiana che preservi la salute dell'uomo e protegga
l'ambiente, fornendo limiti di esposizione e distanze di rispetto
da queste fonti di inquinamento. Tutto questo rende quindi centrale
il problema dei campi elettromagnetici nella politica ambientale
del futuro, anche per la stretta connessione con gli aspetti della
salute umana e per gli impatti sull'ambiente.
E' dunque necessario
applicare a questo tema il principio precauzionale, cioè si devono
assumere norme di sicurezza, limiti di esposizione, che mettano
la società in condizione di tutelare in primo ruolo la salute dei
bambini, quella dell'uomo, l'ambiente e la biodiversità. A tal proposito
alcune indicazioni contenute nel presente lavoro, integrate con
i molti ed aggiornati riferimenti bibliografici, possano essere
di ausilio a quanti ritengano di doversi e volersi preoccupare di
un tema così importante, dalle dimensioni planetarie ed in continua
espansione.
In questo dossier
vengono considerate due tipologie di elettrosmog, e precisamente
quello indotto dai campi elettromagnetici a bassa frequenza, ed
in seguito l'inquinamento elettromagnetico associato alle alte frequenze.
Campi elettomagnetici:
principi
Negli ultimi cinquant'anni
l'utilizzo dell'energia nucleare ha focalizzato l'attenzione generale
sui pericoli per la salute costituiti dalle radiazioni ionizzanti.
Di recente, però,
è stato posto all'attenzione pubblica un nuovo problema: quello
delle radiazioni non ionizzanti e della loro interazione con l'uomo
e l'ambiente. Il termine "radiazione non ionizzante", NIR (Non Ionizing
Radiation), sintetizza tutte quelle forme di radiazioni elettromagnetiche
la cui interazione con la materia produce effetti primari diversi
dalla ionizzazione (che non determinano cioè rottura dei legami
atomici e molecolari).
I campi elettromagnetici
sono dei campi di forza che vengono a crearsi durante la produzione,
il trasporto e il consumo di elettricità e sono generati, tra le
altre cose, da apparecchi elettrici, cavi della corrente e stazioni
trasmittenti. Sono considerate sorgenti NIR, da un punto di vista
prettamente biomedico, anche i campi elettrostatici, i campi magnetostatici
ed il passaggio di energia attraverso la materia sotto forma di
vibrazioni ultrasoniche. Questi campi di tensione sono più forti
nelle immediate vicinanze della sorgente, ma perdono velocemente
di intensità man mano che ci si allontana dalla fonte d'emissione.
Un campo elettromagnetico è dato dalla sovrapposizione di un campo
elettrico e di un campo magnetico.
Un campo elettrico
è una regione di spazio dove si manifestano forze sulle cariche
elettriche, dando possibilmente origine, se le cariche sono libere
di muoversi, a correnti elettriche; analogamente, un campo magnetico
è una regione di spazio dove si manifestano forze sui dipoli magnetici
e sulle correnti elettriche; anche il campo magnetico è in grado
di generare correnti nei materiali conduttori, poiché determina
in essi un campo elettrico indotto. Sono numerosi i parametri che
descrivono le caratteristiche fisiche dei campi, ma ai nostri fini
ci interessano in particolare l'ampiezza, che è una
misura delle intensità delle forze prodotte dai campi, e la frequenza,
che indica quanto rapidamente l'ampiezza varia nel tempo. La frequenza
si misura in hertz (Hz), l'intensità del campo elettrico
si misura in volt/metro (V/m), l'intensità del campo
magnetico in ampere/metro (A/m). L'induzione magnetica
B è data dal prodotto dell'intensità del campo magnetico
H per la permeabilità magnetica p del mezzo: B=pH.
L'unità di misura dell'induzione magnetica è il tesla (T);
essendo quest'unità di misura molto grande, si utilizzano spesso
i sottomultipli millitesla (mT), microtesla
(µT) e nanotesla (nT), rispettivamente 10-3,
10-6 e 10-9 T.
Le NIR che destano
maggior interesse negli studiosi, per i loro possibili effetti sull'uomo,
sono le ELF (extremely low frequency), onde a bassissima frequenza
(30-300 Hz) e le RF/MW (radiofrequenze e microonde), con banda di
frequenza comprese tra 300 MHz e 300 GHz (Tab. 1).
| Frequenze |
Designazione/esempi |
| Hertz
(Hz) |
|
| 0,001 |
Oscillazioni
del campo magnetico terrestre |
| 162/3 |
Trasporti
ferroviari |
| 50 |
Approvvigionamento
elettrico |
| 400 |
Approvvigionamento
elettrico dei veicoli aeronautici |
| |
|
| Kilohertz
(kHz) |
|
| 150
– 500 |
Onde
lunghe |
| 500
– 1500 |
Onde
medie |
| 1500
- 30000 |
Onde
corte |
| |
|
| Megahertz |
|
| 30
– 300 |
Onde
ultracorte |
| 40 |
Telecomando
modellini |
| 54
– 87, 174 – 216 |
Televisione |
| 88
– 108 |
Radiodiffusione
a onde ultracorte |
| 150
– 170, 890 - 960 |
Telefonia
mobile |
| |
|
| Gigahertz |
|
| 2,45 |
Forni
a microonde |
| 12 |
Televisione
satellitare |
Tab. 1 – Alcune
frequenze dello spettro elettromagnetico.
Se gli effetti
termici dell'esposizione alle NIR sono ormai ben noti, inducendo
di riflesso vari organismi internazionali a proporre valori e limiti
di esposizione, del tutto controversi sono gli effetti atermici.
I primi validi studi sulle conseguenze prodotte dai campi elettromagnetici
sull'uomo e sull'ambiente sono cominciati a partire dal 1979, ed
oggi è in corso, a livello mondiale, un intensa attività di ricerca,
che servirà a chiarire questioni ancora aperte. I risultati di tali
studi hanno rilevato un sostanziale incremento delle patologie tumorali
nelle popolazioni maggiormente esposte alle radiazioni elettromagnetiche.
La risposta normativa all'inquinamento elettromagnetico è stata
sino ad oggi alquanto frammentaria ed inadeguata, sia in Italia
che nella maggior parte degli altri paesi.
Aspetti Sociali
Gli ultimi due decenni
vedono, nei paesi più industrializzati, sorgere e diffondersi dei
movimenti ecologisti, attenti agli effetti sulla salute umana (tumori
in particolare) derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici
a bassissima frequenza (50-60 Hz) generati dalle linee di trasmissione
e distribuzione dell'energia elettrica.
Uno dei primi movimenti
di opposizione sorge nel 1987, a seguito della costruzione di una
linea elettrica a 230 kV, nell'isola di Vancouver, da parte dell'azienda
elettrica canadese Bc Hydro.
Paul Brodeur, giornalista
del New Yorker, illustra nel 1989, in una serie di articoli, i risultati
di indagini epidemiologiche che indicano associazioni positive tra
patologie neoplastiche e abitanti presso linee elettriche, e le
stesse ricerche, nel 1990, mettono in evidenza rilevanti incidenze
di tumori in gruppi ristretti residenti vicino ad impianti di distribuzione
dell'energia elettrica.
Una rassegna degli
articoli di Brodeur dell'89, che lo critica aspramente per avere
basato le sue analisi soprattutto sui risultati positivi degli studi,
tralasciando quelli negativi, è sicuramente sintomatica del conflitto
in corso tra industria elettrica ed opinione pubblica circa la fondata
preoccupazione per i possibili rischi legati all'esposizione ai
CEM (campi elettromagnetici).
Morgan e Nair, ricercatori
della Carnegie Mellou University, si occupano, in un loro recente
articolo, tra l'altro, anche dei finanziamenti stanziati da vari
enti statunitensi per gli studi sugli effetti biologici dei campi
elettromagnetici a bassissima frequenza. Essi riportano il parere
di diversi commentatori, tra cui Brodeur, (espressamente citato
come autore di un libro sull'argomento), i quali ritengono che l'Electric
Power Research Institute (EPRI), importante istituto di ricerca
finanziato dall'industria elettrica statunitense, sia prevenuto,
e che i risultati ottenuti dai ricercatori finanziati da questa
organizzazione non siano veritieri. Nell'articolo si asserisce anche
che, per recuperare credibilità, l'EPRI ha istituito uffici propagandistici
con scienziati esterni, e ora consente ai ricercatori finanziati
di pubblicizzare i risultati dei loro lavori senza preventiva approvazione
dell'istituto; e tra questi ve ne sono molti che hanno evidenziato
correlazioni positive.
Anche in Italia si
sono costituiti, negli ultimi anni, vari comitati di cittadini che,
coordinatisi nel CONACEM (Coordinamento Nazionale dei Comitati per
la tutela dai Campi Elettromagnetici), in più riprese, si sono dichiarati
contrari alla realizzazione di nuove sorgenti di elettrosmog tra
le quali gli elettrodotti.
Oggi questa esperienza
delle singole unità di base è finalmente sfociata in un coordinamento
di Associazioni che hanno unito le loro forze per intervenire sul
delicato problema.
Il nuovo soggetto,
ALCE (Associazioni in Lotta Contro l'Elettrosmog) creato
da GREENPEACE, Codacons, SAMBA, WWF, Bambini Senza Radiazioni, Conacem
Caereinsieme, Conacem Montecompatri, Comitato di Pescara, e molti
altri che si stanno continuamente aggiungendo, è operativo sia sul
piano politico (stiamo seguendo da vicino la Legge Vigni, in discussione
alla Commissione Ambiente della Camera, sintesi degli otto disegni
di legge sulla materia elettrosmog) sia sul piano operativo della
lotta contro le ingiustizie quotidianamente perpetrate nel settore
da chi trasporta energia elettrica e da chi installa stazioni radiobase
per la telefonia cellulare o per le trasmissioni radio – televisive.
Ad esempio uno di
questi comitati si è opposto, nel comune di Rimini, alla costruzione
da parte dell'ENEL dell'elettrodotto Forlì-Fano; a tal proposito
è stato sviluppato da due importanti ricercatori italiani, Cesare
Maltoni e Morando Soffritti, uno studio sull'inquinamento elettromagnetico
a bassissima frequenza.
In Italia l'attenzione
pubblica, nei confronti del problema costituito dai danni sanitari
provocati dai CEM, ed in particolare di quelli prodotti dagli elettrodotti,
è più recente, rispetto agli altri stati europei ed agli USA.
Dal momento che la
sensibilità della pubblica amministrazione verso il problema è ancora
da affinare, considerando che l'Italia è strutturata, dal punto
di vista elettrico, con oltre 60.000 km di linee ad alta tensione,
che si sviluppano lungo circa 5.500 km quadrati (3% del territorio
nazionale), si comprende come la mobilitazione popolare sia di fondamentale
importanza per la tutela della salute dei cittadini, e per porre
un calmiere ai piani di espansione tecnologica incontrollata delle
grandi industrie elettriche. Un riesame globale della situazione
energetica italiana, infatti, non mancherebbe di suggerire sostanziali
processi di razionalizzazione.
Classificazione
delle sorgenti di campi elettromagnetici (CEM)
Le velocità di propagazione
delle onde elettromagnetiche nel vuoto, e le leggi della fisica
che governano queste grandezze, sono identiche indipendentemente
dalla loro lunghezza d'onda o frequenza. A seconda della frequenza
dell'onda però, si determinano diversi modi d'interazione della
stessa con la materia.
L'emissione delle
onde, il loro assorbimento e la loro propagazione in mezzi materiali
dipendono, infatti, dalle condizioni fisiche e dalla natura delle
sostanze emittenti ed assorbenti o di quelle che consentono la propagazione.
La radiazione elettromagnetica
a RF (radio frequenze) e MW (microonde) è da sempre presente sulla
terra come fondo naturale, generato dall'emissione del sole della
terra delle galassie ed, in generale, da qualunque corpo naturale
con temperatura diversa dallo zero assoluto.
L'esposizione ai
campi elettromagnetici della popolazione è da attribuire essenzialmente,
negli ambienti di vita, alle emissioni provocate da impianti per
teleradiocomunicazioni e radar (RF e MW), dalle sorgenti domestiche,
e dalle linee di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica.
I campi elettromagnetici
vengono suddivisi, a seconda della frequenza di emissione, e quindi
della sorgente che li produce, in campi a bassa frequenza e campi
ad alta frequenza. Nelle tabella 2 sono riportate più in dettaglio
le principali sorgenti di campi elettromagnetici, suddivise a seconda
della frequenza del campo prodotto, ed alcune delle quali verranno
trattate singolarmente ed in maniera molto più estesa e con riguardo
particolare alle problematiche sanitarie
ad esse connesse.
Nella tabella 3 invece
sono riportati alcuni esempi di intensità di campo, prodotte da
diverse tipologie di apparecchi ed impianti. Nel caso degli elettrodomestici,
i campi elettromagnetici possono essere molto elevati nell'immediata
vicinanza della fonte, ma decrescono rapidamente con la distanza.
Per il 95% degli elettrodomestici, il campo magnetico misurato a
1 metro e mezzo di distanza è dell'ordine di 0,1 microtesla. Nel
caso invece di strutture elettriche più importanti, come gli elettrodotti
per il trasporto dell'energia elettrica ad alto voltaggio, per raggiungere
lo stesso valore di intensità è necessaria una distanza di almeno
200 metri dall'asse della linea elettrica.
| Campo
Elettromagnetico ad Alta Frequenza
AF
|
Campo
Elettromagnetico a Bassa Frequenza
BF
|
| Forni
a microonde |
Trazione
elettrica Ferroviaria |
| Impianti
di allarme edifici |
Linee
elettriche ad alta tensione |
| Impianti
di allarme aeroporti |
Trasformatori |
| Rilevatori
di metalli |
Quadri
elettrici domestici |
| Trasmettitori
radio televisivi |
Scaldabagno
elettrico |
| Onde
lunghe e medie |
Coperte
elettriche |
| Onde
corte |
Elettrodomestici
per la cucina |
| UKW;
VHF – TV; UHF – TV |
Apparecchi
per il bricolage |
| Televisori |
Televisori |
| Computer |
Computer |
| Macchine
industriali per riscaldamento |
Macchine
industriali per riscaldamento |
| Macchine
industriali per saldatura |
Macchine
industriali per saldatura |
| Macchine
industriali per indurimento |
Macchine
industriali per indurimento |
| Saldatura |
Saldatura |
| Vulcanizzazione |
Vulcanizzazione |
| Essiccamento
dielettrico |
Essiccamento
dielettrico |
| Trasmettitori
per CB |
Produzione
dell'alluminio |
| Telefoni
cellulari (TACS GSM) |
Elettrolisi
del cloro |
| Radiotelefoni |
|
| Telefoni
senza fili |
|
| Interfoni |
|
| Impianti
radar |
|
| Apparecchi
per magnetoterapia |
|
| Apparecchi
per redioterapia |
|
| Apparecchi
per Ipertermia |
|
| Apparecchi
per Marconiterapia |
|
Tab. 2 - Principali
sorgenti di campi elettromagnetici (CEM) e rispettiva frequenza.
| Oggetto
della misura |
Campo
elettrico |
Campo
magnetico |
| Rasoio
elettrico |
30
V/m |
100
m T |
| Spazzolino
elettrico |
50
V/m |
90
m T |
| Frullatore |
80
V/m |
70
m T |
| Aspirapolvere
(a 10 cm) |
50
V/m |
60
m T |
| Asciugacapelli
in funzione |
20
V/m |
20
m T |
| Asciugacapelli
collegato |
80
V/m |
20
m T |
| Macchina
da scrivere elettric. |
3
V/m |
10
m T |
| Radio |
100
V/m |
8
m T |
| Tubo
a fluorescenza |
- |
8
m T |
| Lavatrice
(sui comandi) |
100
V/m |
5
m T |
| Ventilatore |
1
V/m |
1
m T |
| Ferro
da stiro |
60
V/m |
4
m T |
| Lampadina
(100 w a 10 cm) |
60
V/m |
3
m T |
| Fotocopiatrice
in funzione |
80
V/m |
2
m T |
| Fotocopiatrice
accesa |
1
V/m |
1
m T |
| Frigorifero
(motore) |
- |
2
m T |
| Registratore
(10 cm) |
90
V/m |
1.5
m T |
| Televisore
(comandi) |
120
V/m |
1.1
m T |
| Giradischi |
100
V/m |
1
m T |
| Telefono |
8
V/m |
50
nT |
| Interruttore
(10 cm) |
50
V/m |
30
nT |
| Spina
(non funzionante) |
60
V/m |
- |
Tab.3
– Alcuni esempi di intensità di campo.
Interazione dei
campi elettromagnetici con i viventi
Quando un organismo
biologico (per esempio un individuo) si trova in un campo elettrico
o in un campo magnetico, ha inevitabilmente luogo una interazione
tra le forze dei campi e le cariche e le correnti elettriche presenti
nei tessuti dell'organismo che, in particolare alle basse frequenze,
sono in linea di massima dei buoni conduttori. Come conseguenza
della interazione, all'interno dell'organismo vengono indotte grandezze
fisiche (campo elettrico, campo magnetico, densità di corrente)
legate all'intensità ed alla frequenza dei campi, alle caratteristiche
dell'organismo ed alle modalità di esposizione. Il risultato della
interazione è sempre un effetto, inteso come "deviazione
delle condizioni dei tessuti dalla precedente condizione di equilibrio".
Quando i normali meccanismi di compensazione di cui ogni organismo
dispone sono in grado di annullare la perturbazione, ripristinando
la condizione di equilibrio, si parla di "effetto indifferente";
se questo non avviene, l'effetto diviene "manifesto" e può in linea
di massima essere benefico se (almeno in qualche particolare condizione)
procura un vantaggio all'organismo, oppure avverso se gli procura
un danno; se questo permane anche dopo aver interrotto l'esposizione,
parleremo di "danno permanente".
Effetti sulla
salute umana dei campi elettromagnetici a bassa frequenza
Da almeno una decina
di anni, per opera soprattutto di un ricercatore tedesco (Jurgen
H. Bernhardt, a quel tempo al Federal Health Office della Germania
Occidentale), ci si è resi conto con chiarezza che la totalità degli
effetti acuti dei campi elettrici e magnetici ELF è attribuibile
alla "densità di corrente" (misurata in A/m2)indotta dal campo elettrico
e dal campo magnetico esterno, nei tessuti degli organismi esposti,
che, ad elevate intensità, produce una stimolazione delle cellule
nervose e muscolari. Gli effetti che si verificano a livelli più
bassi consistono in interferenze nella percezione sensoriale a livello
oculare (percezione di lampi luminosi e colorati, detti "fosfeni")
o tattile (sensazione di pizzicore); a livelli via via più elevati
le correnti indotte possono causare contrazioni muscolari, extrasistole
cardiache, fibrillazione ventricolare, sensazione di calore.
E' comunque a partire
dagli anni '70 che sono stati sviluppati molti studi, finalizzati
alla determinazione di un nesso causale tra campi ELF (campi elettromagnetici
a frequenza molto bassa) e patologie tumorali; la grande maggioranza
di queste ricerche sono state commissionate per dimostrare il danno
indotto dalle onde elettromagnetiche generate da linee elettriche
e/o altre installazioni elettriche.
L'Istituto Superiore
della Sanità (ISS) nel 1989 ha prodotto un rapporto, intitolato
"Linee ad alta tensione: modalità di esposizione e valutazione del
rischio sanitario", nel quale veniva presentata una sintesi della
letteratura scientifica disponibile e venivano formulate treconclusioni:
- esistono elementi
per ritenere che l'esposizione ai campi ELF accresca i rischi
di neoplasie, anche se ciò non è ancora dimostrato in termini
convincenti (non c'è ancora una omogeneità' di pareri, specie
in campo medico);
- qualora si stabilisca
un nesso di causalità tra l'esposizione ai campi ELF e l'insorgere
di patologie tumorali, risulterà esposto a rischio non solo chi
abita in prossimità delle linee elettriche ad Alta Tensione, ma
anche l'utente di energia elettrica a livello domestico. Le ricerche
in corso in diversi paesi europei, negli USA e in CANADA porteranno,
nel giro di qualche anno, a fornire risposte esaurienti ai quesiti
aperti;
- Tenuto conto delle
attuali incertezze e del fatto che gli studi di laboratorio hanno
finora fornito scarsi elementi a sostegno dell'ipotesi che i campi
ELF possono essere associati ad un aumento di incidenza dei tumori,
si ritiene che i dati epidemiologici oggi (1989) disponibili non
possano essere assunti a base di processi decisionali e di misure
di sanità pubblica. In
un secondo rapporto, sempre prodotto dall'Istituto Superiore della
Sanità nel 1995, ed intitolato "Rischio cancerogeno associato
ai campi elettromagnetici a 50/60 Hz", la posizione viene palesemente
modificata, sulla base di risultati di ricerche epidemiologiche
e sperimentali, condotte da prestigiosi Istituti di ricerca internazionali.
Le considerazioni
finali di tale lavoro sono abbastanza ambigue ed esprimono, probabilmente,
la necessità di conciliare una situazione di emergenza sanitaria,
con le presunte incertezze dei dati scientifici disponibili e con
gli enormi investimenti finanziari a cui si dovrebbe far fronte
alla luce di una presa di coscienza circa la pericolosità, per la
popolazione, di tale forma di inquinamento.
Il rapporto cita
testualmente: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica
esaminata depone nel complesso a favore di una associazione positiva
fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile".
Nel rapporto viene
inoltre individuato nel valore 0.2 m T il limite oltre il quale
si determina, in un quadro complessivo che contempla eventuali cofattori,
un aumento del rischio di leucemia infantile.
Un passo del rapporto,
che suscita allarmismo circa le effettive capacità dell'ISS di rendersi
garante della salute pubblica, è costituito dalla seguente affermazione:"
Le azioni preventive debbono essere commisurate alle certezze
disponibili sul piano scientifico ...tenendo conto del fatto che
l'esistenza di margini di incertezza impone di trovare un equilibrio
fra il criterio dell'efficacia dell'intervento ed il principio cautelativo..."
In sostanza, l'ISS
ritiene ancora valida l'impostazione giuridica finora adottata,
per cui i limiti da osservare devono tenere conto solo degli effetti
acuti (termici) dell'esposizione.
Alla luce di quanto
in precedenza esposto, molto interessanti appaiono le seguenti considerazioni
consistenti nell'intervento del dott. Pietro Comba, Direttore del
Laboratorio di Igiene Ambientale dell'Istituto Superiore della Sanità
(nonché coautore del rapporto ISTISAN), al Convegno organizzato
dalla Regione Veneto nel dicembre ‘96, nel contesto dell'approvazione,
da parte della Regione stessa, della Legge Regionale che regolamenta
i nuovi impianti, i limiti espositivi e le priorità di risanamento.
Questo documento,
in pratica, viene a costituire un compendio al Rapporto ISTISAN
95/29; tale aggiornamento viene stilato alla luce dei nuovi documenti
scientifici pubblicati nel 1996, dai quali viene ancor più confermato
il fatto che: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica
esaminata depone nel complesso a favore di una associazione positiva
fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile, in corrispondenza
di esposizioni superiori a 0.2-0.3m T."
Nel corso di questo
intervento, Comba mette in risalto l'esistenza di un secondo insieme
di studi relativi a sintomatologie di tipo soggettivo. Vengono segnalate
ricerche che riportano disturbi neurologici e circolatori, alterazioni
ematologiche, con cefalea, affaticamento, irritabilità, disturbi
del sonno; tutti questi sintomi sarebbero da attribuire all'esposizione
a campi elettromagnetici prodotti da installazioni elettriche.
Vengono citati studi
che documentano depressione, sintomi dermatologici, vertigini, formicolii,
debolezza, difficoltà respiratoria, sudorazione, palpitazioni, perdite
di memoria. Nel prosieguo dell'intervento il dott. Comba osserva
ancora:
"Questo insieme
di studi, pur caratterizzato da una certa frammentarietà e, soprattutto
dall'assenza di protocolli standardizzati quali quelli utilizzati
nelle ricerche sulle leucemie infantili, sembrano indicare un fenomeno
reale che merita un'attenta valutazione. In Italia, casi di questo
genere sono stati segnalati a Milano, Rimini, Civitavecchia, Cerveteri
ed in alcune altre località."
Sempre nel prosieguo
del discorso, il dott. Comba evidenzia che il livello di campo magnetico
medio nelle aree urbane è dell'ordine di 0.1m T e che..."secondo
l'Istituto Svedese per la Protezione dalle Radiazioni, nei casi
in cui i livelli espositivi eccedono i livelli normali più di dieci
volte, si potranno adottare misure per la riduzione del campo magnetico,
purché tali riduzioni si possano ottenere ad un costo ragionevole.
In questo scenario, le situazioni caratterizzate da esposizioni
superiori a 1 m T sarebbero dunque candidate con priorità ad
interventi di risanamento....Se la finalità dell'identificazione
di un fattore di rischio per la salute è il suo abbattimento, il
principio cautelativo entra nella definizione di evidenza sufficiente,
e si valorizzano le associazioni riproducibili anche in assenza
di conoscenze sui meccanismi biologici sottesi; questo è un approccio
rilevante soprattutto per i fattori di rischio precedentemente non
riconosciuti...Ad avanzamenti parziali delle conoscenze possono
quindi corrispondere avanzamenti anche parziali delle azioni di
sanità pubblica.".
Il primo passo verso
un'associazione positiva tra danni alla salute umana e campi elettromagnetici
a frequenza di rete (50-60 Hz) viene effettuato nel 1972, allorché
ricercatori sovietici resero noti i risultati di molteplici studi
condotti su operatori addetti alla manutenzione di interruttori,
in stazioni elettriche ad alto voltaggio; furono rilevati numerosi
disturbi non specifici. Già in quel periodo, in URSS, erano state
emanate norme per i lavoratori che operavano in prossimità di tali
installazioni elettriche. Queste leggi contenevano pesanti limitazioni
circa la permanenza umana in luoghi ove fossero presenti campi elettromagnetici
prodotti da installazioni ad alta tensione. I limiti fissati da
tali normative risultavano fino a 1000 volte inferiori rispetto
a quelli in vigore attualmente nei paesi occidentali.
Come già osservato,
alla base di queste normative vi era una fioritura di studi, - circa
320 - condotti su operai che vivevano o lavoravano in prossimità
di linee elettriche ad alta tensione. Le risultanze di queste ricerche
(pubblicate da Asanova, Irivova, Fole, Krobbava e Sazaniva), evidenziavano
l'insorgenza di molteplici disturbi non specifici come impotenza,
scarsa redditività sul lavoro, insonnia, vertigini, vomito, emicrania,
spossatezza che venivano a cessare nell'istante in cui terminava
l'esposizione ai campi prodotti dalle linee.
Gli autori della
ricerca notarono anche una variazione della struttura e del numero
dei globuli bianchi e rossi, modificazioni della pressione sanguigna
e della frequenza cardiaca.
Il biofisico americano
A. Marino ha evidenziato un legame tra l'esposizione ai campi elettromagnetici
e l'inibizione della crescita in animali e uomini. Lo studio, condotto
in un istituto medico di Syracuse nello stato di New York, ha evidenziato,
anche, che in una fascia di 150 metri di distanza da linee ad alta
tensione si verificavano variazioni della composizione del sangue
e del battito cardiaco. Disturbi comportamentali sono stati riscontrati
entro una fascia di 300 metri.
In Australia, nel
1990, è stato sviluppato un metastudio, il quale ha cercato di conglobare
tra loro tutte le ricerche fino ad allora eseguite (11 sui tumori
infantili e 35 su esposizione nell'ambiente di lavoro). Un raddoppio
dei casi dei tumori infantili è stato evidenziato per esposizioni
superiori a 300 nT.
Nell'ambito di un
confronto tra limiti fissati da varie normative, è interessante
evidenziare che, sulla base di numerosi studi medico-scientifici
condotti in questi ultimi anni, sono state emanate, da organismi
internazionali di tutela della salute dei lavoratori e della popolazione,
normative tecniche che fissano dei valori limite di esposizione
che non dovrebbero essere superati negli ambienti di vita o di lavoro.
Talune di queste disposizioni sono state fatte proprie dalle normative
di qualche paese.
E' importante notare
come, per le basse frequenze, i limiti evidenziati dalla tabella
tengano esclusivamente conto degli effetti termici indotti dalle
onde elettromagnetiche, cioè del riscaldamento dei tessuti ad opera
dell'energia in esse contenuta. Sono tralasciati, invece, gli effetti
cronici che sopraggiungono anche e soprattutto per intensità dei
campi elettromagnetici notevolmente inferiori di quelle riportate.
Gli studi sinora
condotti sono stati strutturati in 3 modi:
- Indagini epidemiologiche
sull'uomo
- studi a lungo
termine sugli animali
- studi a breve
termine sugli animali e sistemi cellulari.
La maggior parte delle
ricerche sono state sviluppate per indagare lo sviluppo tumorale come
possibile rischio sanitario per l'uomo esposto ai campi elettromagnetici.
Esposizione
residenziale e tumori infantili
Nel 1979, fu pubblicata,
a cura di Wertheimer e Leeper, la prima ricerca sulla correlazione
tra campi elettromagnetici a frequenza di rete e patologie neoplastiche.
Lo studio in esame
viene commentato nella rassegna di Coleman e Beral ed in una pubblicazione
dell'EPA (Environmental Protection Agency) da importanti ricercatori,
tra i quali Morgan e Nair, Florig, Savitz ed altri.
Wertheimer e Leeper
evidenziarono casi di tumore infantile in abitazioni prossime a
"configurazioni elettriche ad alta corrente", ovvero linee di distribuzione
elettrica suscettibili di produrre campi elettromagnetici superiori
alla media.
La struttura dello
studio fu del tipo "caso-controllo".
Furono analizzati
"casi" costituiti da ragazzi con meno di 19 anni di età, deceduti
per tumore fra il 1950 ed il 1973. Il loro certificato di nascita
era del Colorado ed avevano vissuto gran parte della loro vita nella
zona di Denver.
I "controlli" furono
determinati attraverso gli archivi anagrafici, organizzati per mese
di nascita e distretto, selezionando i ragazzi i cui certificati
di nascita seguivano immediatamente quello del ragazzo-caso: in
tal modo, veniva automaticamente escluso il controllo, qualora risultasse
del ragazzo-caso.
Furono così esaminati
344 casi e 344 controlli.
Dopo aver formulato
uno schema di classificazione semplificato, basato sulla misurazione
di campi magnetici, gli autori calcolarono la grandezza relativa
del campo magnetico nelle abitazioni, mediante la misura-surrogato
delle configurazioni dei cavi.
I cavi di distribuzione
primari (13 kV) furono classificati come "grossi" o "sottili".
I " cavi grossi"
sono progettati per il trasporto di elevati carichi elettrici (alti
amperaggi).
Le case furono classificate
a seconda che avessero configurazione ad alta corrente (HCC), oppure
una configurazione a bassa corrente (LCC).
Una casa era classificata
come "HCC " se una delle seguenti condizioni era verificata:
- Era a meno di
40 metri da cavi primari grossi o da un fascio di 6 o più primari
sottili;
- Era a meno di
20 metri da fasci di 35 primari sottili o da cavi ad alta tensione
(50-30 kV);
- Era a meno di
15 metri da cavi secondari (240V) che uscivano direttamente da
un trasformatore.
Per quanto riguarda
la distribuzione elettrica esterna alle case, la "configurazione dei
cavi" venne codificata con l'assunto che:
- Le caratteristiche
delle linee di distribuzione esterne (dimensione dei cavi, numero
delle diramazioni, ecc.) fossero predittive del flusso di corrente
nei pressi dell'abitazione;
La
combinazione flusso di corrente-distanza dall'abitazione fosse predittiva
dell'esposizione a lungo termine degli abitanti della casa.
È ancora una volta opportuno ricordare che i materiali costruttivi
delle case schermano efficacemente i campi elettrici, ma non quelli
magnetici.
Alla luce di questa
codifica, gli autori notarono che una grande quantità dei casi di
cancro era stata riscontrata in case classificate come HCC, esposte
mediamente a campi magnetici più elevati.
La sproporzione era
ancora più evidente se ci si riferiva a casi e controlli che avevano
vissuto nella stessa casa dalla nascita in avanti.
La aumentata incidenza
dei tumori, associata con l'occupazione di case a maggiore esposizione
magnetica, era nell'ambito di 2-3 volte, con un certo gradiente
di dose-risposta correlato ai livelli di esposizione.
A tal proposito,
il rischio relativo di leucemia per case localizzate in prossimità
di configurazioni ad alta corrente rispetto ad una vicino a configurazioni
a bassa corrente, fu stimato ad un livello 3, statisticamente significativo.
Per i tumori del
sistema nervoso centrale la stima fu di 2.4, sempre statisticamente
significativa; il rischio di linfoma fu alto ma non significativo
statisticamente, a 2.1.
Lo studio fu oggetto
di diverse critiche di tipo metodologico; la principale fonte di
dubbio derivava dal fatto che la valutazione dell'esposizione al
campo magnetico, non era basata su misure dirette di quest'ultimo
nelle abitazioni.
A riguardo, è interessante
analizzare il parere di Savitz, famoso epidemiologo statunitense,
il quale, nel contesto di un progetto di ricerca sulle linee elettriche
sovvenzionato dal Dipartimento della Salute dello Stato di New York,
ebbe il mandato di verificare il lavoro di Wertheimer e Leeper.
Nella parte finale,
del rapporto sul lavoro di Wertheimer e Leeper, Savitz osserva:
"la relazione tra i campi e i cablaggi (cioè la disposizione dei
conduttori di energia elettrica nello spazio circostante quello
abitativo) è molto complessa e vi sono molti altri fattori che influenzano
l'esposizione al campo magnetico (ad esempio il cablaggio interno
alla casa, il sistema di messa a terra degli apparecchi utilizzatori,
tipo degli apparecchi utilizzatori).
Pur tuttavia,
è stato osservato che la codifica da parte degli autori dei cavi
di distribuzione prediceva in maniera esauriente i campi magnetici
misurati e si è dimostrata essere un utile supporto di diagnosi
dei campi medi a lungo termine, se non dei livelli misurati istante
per istante".
Più' avanti, Savitz
prosegue cosi': "l'altra principale limitazione dello studio
era l'assenza di informazioni sui potenziali fattori di confondimento,
come il fumo materno o l'uso di raggi X.
La scarsità' di
determinanti noti del tumore infantile rende difficile valutare
e controllare l'apporto dei confondenti, ma la piccola probabilità
di una relazione stretta tra i potenziali fattori di confondimento
e la codifica dei cavi, argomenta contro un forte apporto dei confondenti".
Successivamente,
Myers ed altri hanno elaborato alcuni dati preliminari estrapolati
da uno studio sui tumori infantili sviluppato nello Yorkshire
in Inghilterra.
In questo studio,
la misura dell'esposizione veniva effettuata valutando la distanza
delle case di nascita dei "casi" e dei "controlli" da linee elettriche
aeree, e formulando stime per le abitazioni distanti meno di cento
metri dalle linee.
I "casi", più spesso,
vivevano a meno di cento metri dalle linee, ma le esposizioni dai
campi magnetici calcolati non erano differenti per casi e controlli
che vivevano all'interno di questa distanza.
Il commento di Savitz
su questo studio mise in risalto che la totalità delle ricerche,
fino a quel momento pubblicate, era basata su diagnosi rappresentative
del campo; egli asserì inoltre che Myers, nel fornire uno schema
semplificato per la valutazione dell'esposizione, poteva aver formulato
un modello con un basso grado di affidabilità.
In seguito Tomenius
ha effettuato uno studio sui tumori infantili nel distretto di
Stoccolma in Svezia. In questa ricerca, la misura dei campi
magnetici generati da linee elettriche ed altre sorgenti, fu eseguita
per le abitazioni ove erano nati ed erano stati diagnosticati tutti
i casi di tumore osservati nella contea di Stoccolma, nei 15 anni
intercorsi dal 1958 al 1973, per le persone di età compresa tra
0 e 18 anni.
Lo studio fu limitato
a 716 casi, che avevano una abitazione nella contea sia al momento
della nascita che della diagnosi.
Un equivalente numero
di controlli fu accostato ai casi in accordo col distretto religioso
di nascita, l'età ed il sesso.
Fuori da ogni abitazione
fu annotata la presenza di costruzioni elettriche (conduttori ad
alto voltaggio da 6 a 200 kV, sottostazioni, trasformatori, ferrovie
elettriche e metropolitane), nel raggio di 150 metri. Inoltre fu
misurato il campo magnetico a 50 Hz davanti all'ingresso principale
di ogni abitazione.
Conduttori visibili
da 200 kV furono notati in 45 delle 2098 abitazioni in esame e furono
trovati con una frequenza doppia tra i casi rispetto ai controlli.
Il campo magnetico
misurato davanti all'ingresso delle abitazioni variava tra 0.0004
e 1.9 microtesla (m T), con valore medio di 0.069 m T.
Il campo magnetico
era più alto (valore medio di 0.22 microtesla) nelle abitazioni
con conduttori a 200 kV visibili, che in quelle senza cavi in vista.
Campi magnetici da
0.3 microtesla o più furono misurati in 48 abitazioni e furono trovati
due volte più frequentemente tra i casi che tra i controlli.
La differenza era
più pronunciata per le abitazioni di soggetti affetti da tumori
del sistema nervoso (rapporto di rischio 3.7) e minore per le leucemie.
Limitando l'analisi ai soggetti che hanno vissuto nella stessa abitazione
fin dalla nascita, il rischio relativo di cancro delle persone che
vivevano in case con campi magnetici misurati maggiori di 0.3 microtesla
era pari a 5.4, statisticamente significativo.
I risultati non erano
correlati alla distanza delle abitazioni dai cavi a 200 kV, all'interno
della fascia dei 150 metri.
Tomenius quindi commentava:
"ciò può indicare che non c'è una relazione dose/risposta tra
l'incidenza del tumore e la distanza dai cavi all'interno di una
certa distanza soglia, e che questa distanza è maggiore di 150 metri".
Tomenius proseguiva
dicendo: "il numero di abitazioni con tumore più alto dell'atteso,
tra le abitazioni con campo magnetico maggiore (maggiore di 0.3
microtesla), è coerente con la ipotesi di un effetto causale del
campo magnetico, ma il risultato può essere dovuto a qualche altro
fattore correlato al campo magnetico".
Savitz, commentando
questo studio, osservava che la decisione di dividere le esposizioni
sopra e sotto la soglia di 0.3 microtesla non è spiegata e ciò potrebbe
avere un importante effetto sui risultati stimati, poiché le abitazioni
dei casi e dei controlli avevano la stessa esposizione magnetica
media.
"Pur tuttavia
- conclude Savitz - questo studio fornisce un ulteriore evidenza
per un possibile ruolo eziologico dei campi magnetici nei confronti
dei tumori infantili".
Lo studio di Savitz
fu pianificato per controllare, il precedente studio di Wertheimer
e Leeper del 1979 ed i suoi risultati, sostanzialmente in accordo
con quelli del primo studio, hanno rafforzato molto, nel mondo scientifico
internazionale, la validità della correlazione positiva tra esposizione
ai campi magnetici a frequenza di rete ed insorgenza di neoplasie.
Lo studio di Savitz
è uno studio "caso-controllo", progettato per valutare la relazione
tra esposizione ai campi magnetici e lo sviluppo dei tumori infantili.
I casi elencabili consistevano in tutti i 356 residenti di Denver,
con età compresa tra 0 e 14 anni, ai quali era stata diagnosticata
qualsivoglia forma di cancro tra il 1976 ed il 1983.
Pur essendo identica
l'area geografica esaminata, non si presenta sovrapposizione tra
i due casi, dato il periodo diverso di osservazione.
I controlli furono
selezionati con chiamate telefoniche a numeri casuali, per approssimare
la distribuzione dei casi per età, sesso ed area telefonica di appartenenza.
L'esposizione delle
persone fu caratterizzata attraverso misure di campo elettrico e
magnetico in casa sotto condizioni d'uso di "bassa" ed "alta" potenza
elettrica, e mediante codici di configurazione dei cavi assunti
come misura, surrogato dei livelli medi di campo magnetico a lungo
termine .
Fu trovato da Savitz
che i campi magnetici, misurati nelle condizione di "bassa" potenza,
avevano una debole associazione positiva con l'incidenza del cancro,
con valori di fattori di rischio di 1.0, 1.3, 1.3, 1.5 per quattro
intervalli di esposizione al campo magnetico in progressione di
intensità.
Dividendo il numero
di casi-controlli in osservazione, col valore di soglia per il campo
magnetico fissato a 0.2 microtesla, si determinano valori di rischio,
oltre questo valore di induzione magnetica, di 1.4 per tutti i tipi
di tumore, e più alti per le leucemie, linfomi e sarcomi dei tessuti
molli. Nel caso di condizione d'uso ad "alta" potenza non si rilevano
correlazioni positive.
I codici di configurazione
dei cavi associati ai campi magnetici maggiori sono più comuni nelle
abitazioni dei casi che in quelle dei controlli.
Confrontando, inoltre,
le due codifiche più alte con le tre più basse si ha un rapporto
di rischio di 1.5 per tutti i tipi di tumore.
Il confronto delle
abitazioni aventi la codifica più alta, direttamente con quelle
con la codifica più bassa, incrementa i rapporti di rischio, che
diventano, però, meno precisi statisticamente: si ottiene 2.3 per
tutti i tumori, 2.9 per le leucemie, 3.3 per i linfomi.
Nelle considerazioni
finali dello studio, Savitz afferma testualmente: "questo studio
fornisce qualche indicazione che le esposizioni residenziali ai
campi magnetici sono più alte per i casi di tumore comparati con
i controlli, basandosi su misure dei campi magnetici in condizioni
d'uso di bassa potenza elettrica".
Nel prosieguo della
discussione, Savitz esamina varie tipologie di fattori confondenti
dei risultati (come ad esempio la densità di traffico vicino alle
case), per concludere, infine, che i campi magnetici restano la
base più plausibile per le associazioni osservate nel cancro.
Alla luce dei risultati
evidenziati dal suo studio, Savitz riferisce che è molto improbabile
che i risultati degli altri studi sul tumore infantile siano stati
alterati da confondenti.
Prosegue, poi, osservando
che i risultati delle sue ricerche sono coincidenti, nel complesso,
con le risultanze "positive" degli studi di Wertheimer e Leeper
e di Tomenius, anche se molte delle deduzioni, specifiche, non collimano
esattamente.
Più avanti, Savitz
raffredda il suo tono, osservando che, sebbene il suo studio abbia
molti punti in comune coi rapporti precedenti, sarebbe erroneo interpretare
la lettura sull'argomento come una serie di risultati positivi replicati:
"una più valida interpretazione - dice ancora Savitz - sarebbe
una letteratura di risultati suggestivi ma non conclusivi (singolarmente
e nel complesso)".
L'autore sostiene,
inoltre, che vi sono ancora pochi dati che forniscano un supporto
sperimentale che descriva la dinamica eziologica dei campi magnetici,
nei confronti della promozione delle patologie tumorali, ma anche
che cresce il riconoscimento che questi campi hanno effetti biologici
a particolari intensità e, parimenti, stanno evolvendo delle teorie
sulla possibilità di un effetto di promozione del cancro.
Quest'ultimo punto
è molto importante, perché molte delle perplessità iniziali
sulla possibilità che i campi elettromagnetici ELF causino lo sviluppo
del cancro, derivano dal fatto che queste tipologie di onde elettromagnetiche
non hanno capacità ionizzante e quindi non possono spezzare direttamente
i legami chimici del DNA di una cellula sana per renderla, eventualmente,
di tipo neoplastico. In realtà la possibilità di influenzare il
processo di duplicazione a catena delle cellule tumorali, originato
da una prima cellula resa maligna per un'altra causa, rende il campo
elettromagnetico "non ionizzante" plausibile come agente promozionale
nel processo di sviluppo di un tumore.
Savitz fa ancora
delle considerazioni interessanti, affermando che l'assenza di un
effetto carcinogeno dei campi ELF dimostrato in laboratorio, chiaramente
indebolisce le inferenze che si potrebbero trarre dagli studi epidemiologici.
"Tuttavia - prosegue ancora - gli esempi storici delle
scoperte epidemiologiche di carcinogeni biologicamente "implausibili"
come il fumo di tabacco, il benzene e l'arsenico, dovrebbero essere
presi in considerazione, poiché queste scoperte furono all'ultimo
seguite (piuttosto che precedute) da conferme di laboratorio."
In fine, Savitz osserva
che, sebbene esistano consistenti limitazioni nella conclusività
dei suoi dati, i risultati incoraggiano a sviluppare la ricerca
sul ruolo eziologico dei campi magnetici nei confronti della promozione
del tumore infantile, dando quindi anche una implicita valutazione
di validità scientifica ai precedenti risultati "positivi" di Wertheimer,
Leeper e Tomenius.
Sorgenti elettromagnetiche
ad alta frequenza
Le principali sorgenti
di campi elettromagnetici ad alta frequenza di rilevante impatto
sanitario ed ecologico sono: i telefoni cellulari, i forni a microonde,
i videoterminali, gli apparecchi televisivi e gli impianti di trasmissione
radiotelevisiva (Tabella 4).
Al di sopra di una
certa intensità di campo, gli effetti prodotti da immissioni elettromagnetiche
ad alta frequenza possono esacerbarsi e divenire potenzialmente
pericolosi per la salute. Il fattore determinante per l'assorbimento
dell'energia, contenuta nell'onda elettromagnetica a cui si è esposti,
da parte dell'organismo è dovuto alla quantità di acqua posseduta
dai tessuti, in quanto questa, per le sue proprietà dielettriche,
può trasformare l'energia elettromagnetica in calore. La formazione
di calore comporta la messa in atto da parte dell'organismo di meccanismi
di termoregolazione che possono aiutare a disperdere il calore.
Il primo meccanismo è legato alla vasodilatazione in risposta sia
all'aumentata produzione metabolica di calore, sia all'assorbimento
di energia termica. Vi è stato recentemente un consenso unanime
sul fatto che l'assorbimento di energia avviene in prossimità della
superficie piuttosto che in profondità. Quando questo aumento locale
è tale da superare certi limiti, questo aumento della temperatura
tissutale può portare a morte cellulare e a necrosi tissutale. Oltre
l'effetto immediato di innalzamento della temperatura corporea,
si possono verificare anche riscaldamento del midollo osseo dovuto
alla conduzione di stimoli elettrici corporei che vanno a scaricarsi
a terra attraverso le gambe; insorgenza di cataratta nell'occhio;
disturbi della funzione riproduttiva; disturbi cardiaci e circolatori;
alterazioni del sistema immunitario e neuroendocrinologico e del
sistema nervoso centrale; alterazioni del comportamento spontaneo
o condizionato degli animali da laboratorio usati in test di apprendimento
e di comportamento. In presenza comunque di frequenze superiori
ai 10 MHz, tutta questa sintomatologia viene oggi direttamente attribuita
al carico termico indotto dal campo elettromagnetico (effetti acuti).
Numerosi diventano anche gli studi sugli effetti biologici non termici,
riportati sia in colture cellulari che in studi sull'animale per
una quantità di energia assorbita troppo piccola perché possa essere
associata a qualsiasi risposta con aumento della temperatura, e
che comprendono interazioni a livello molecolare, alterazione dell'equilibrio
elettrochimico della membrana cellulare, alterazione dei meccanismi
di riparazione molecolare del DNA (quest'ultimo effetto è comprovante
del ruolo delle radiazioni elettromagnetiche nella carcinogenesi).
A frequenze inferiori a qualche MHz, a diventare importanti sono
anche gli effetti indiretti, cioè quelli che vengono ad esercitarsi
solo attraverso la manipolazione di un certo oggetto o apparecchio:
se si manipolano oggetti metallici in un campo elettrico, possono
ad esempio venirsi a creare brevi scariche di tensione o una corrente
da contatto continua che, a seconda dell'intensità, può trasmettersi
alla persona, provocando anche shock molto violenti. E' ben noto
inoltre l'influsso (interferenza) che certi campi (a modulazione
di ampiezza) esercitano sui pace-maker cardiaci.
Per le alte frequenze,
il parametro fisico che meglio consente di esprimere la quantità
di energia a cui si è esposti è la densità di potenza (W/m2), o,
in termini di assorbimento, il SAR (Specific Absorption Rate
= percentuale di assorbimento) che esprime il tasso specifico
di assorbimento di energia da parte di un sistema biologico e si
misura in watt per chilogrammo di peso corporeo (W/kg). Il tasso
di assorbimento è influenzato oltreché da molte variabili fisiche,
anche da diverse variabili biologiche, come le proprietà bioelettriche
del corpo, le dimensioni e l'orientamento rispetto alle linee di
forza del campo. Tali valori si modificano in funzione delle diverse
caratteristiche del corpo umano quali, vestiti, spessore della cute
e sottocute, peluria, quantità d'acqua presente in misura variabile
in funzione dell'età e del sesso.
| FONTE |
FREQUENZA |
DISTANZA |
VALORI
TIPICI DI ESPOSIZIONE |
LIMITI |
OSSERVAZIONI |
| Forni
a microonde |
2.45
GHz |
0.3
m
0.5
m
1
m
|
<
10 W/m2
<
5 W/m2
<
1 W/m2
|
IRPA:
10
W/m2
|
Fino
a 50 W/m2 a 5 cm di distanza |
| Radar
per la viabilità |
9
– 35 GHz |
3
m
10
m
|
<
250 m W/m2
<
10 m W/m2
|
IRPA:
10 W/m2 |
Potenza
0.5 – 100 mW |
| Sistemi
di allarme CB
Walkie
– Talkie
|
0.9
– 10 GHz
27
MHz
|
5
cm
12
cm
|
<
2 m W/cm2
fino
a 1000 V/m
fino
a 0.2 A/m
fino
a 200 V/m
fino
a 0.1 A/m
|
IRPA:
5 – 10 W/m2
IRPA:
27.5 V/m
0.073
V/m
|
Potenza:
alcuni watt |
| Trasmettitori
radio televisivi UKW, VHF |
87.5
– 108 MHz
47
– 68 MHz
174
– 230 MHz
|
=
1.5 Km |
<
50 m W/m2
<20
m W/m2
|
IRPA:
2 –4 W/m2
IRPA:
2 W/m2
|
Potenza
fino a 1000 KW
100
– 300 KW
|
| UHF |
470
– 890 MHz |
=
1.5 Km |
<
5 m W/m2 |
IRPA:
2 – 4 W/m2 |
Potenza
fino a 5 MW |
| Onde
corte |
3.95
– 26.1 MHz |
220
m
50
m
|
27.5
V/m=2 W/m2
121
V/m=40 W/m2
|
IRPA:27.5
– 36 V/m = 2 – 3.5 W/m2 |
Potenza:
750 KW |
| Onde
lunghe e medie |
130
– 285 MHz
415
– 1606.5 MHz
|
300
m
50
m
|
90
V/m
450
V/m
|
IRPA:
73.5 V/m |
Potenza
1.8 MW |
| Inquinamento
da alte frequenze in zone metropolitane |
Trasmettitori
radio televisivi |
|
>200
m W/m2
>10
m W/m2
>0.05
m W/m2
>0.02
m W/m2
|
IRPA:
2-4 W/m2 |
Popolazione
USA esposta
0.02
%
1
%
50
%
90
%
|
| Radar
militari |
1
– 10 GHz |
1
Km
>
1 Km |
10
W/m2
<
0.5 W/m2 |
IRPA:
5 – 10 W/m2 |
Potenza
0.2 – 20 KW |
| Radiofari |
10
– 20 GHz |
500
m |
0.4
m W/m2
2
µW/m2
|
IRPA:
10 W/m2 |
Potenza
0.5 watt raggio principale
20
m sotto raggio principale
|
Tab. 4 - Valori
tipici di esposizione e distanze alle quali si possono manifestare
esposizioni rilevanti.
Nelle vicinanze immediate
di emettitori radiotelevisivi, così come di impianti radar, possono
esservi notevoli densità di potenza; i valori possono essere talmente
elevati da causare danni termici come disturbi al sistema nervoso,
offuscamento del cristallino e sterilità. Al fine di evitare questi
effetti è opportuno osservare distanze di sicurezza dalle sorgenti
in questione: l'ufficio federale tedesco per la protezione dalle
radiazioni raccomanda, a tal proposito, l'osservanza delle distanze
minime (riportate nella tabella 5), dipendenti dalla capacità dell'emettitore.
| Sorgente
di radiazioni |
Potenza |
Distanza
raccomandata |
| Trasmettitore
TV banda IV/V |
100
KW |
45
m |
| Trasmettitore
radiofonico a onde ultracorte |
500
W |
9.5
m |
| Stazione
centrale rete D (digitale) |
8
canali a 50 W |
4.76
m |
| Antenna
radiorientabile 13 GHz |
0.5
W |
1.78
m |
| Stazione
radiofonica rete C (analogica) |
23
canali a 8 W |
1.78
m |
| Forno
a microonde |
600
W |
0.25
m |
Tab. 5 – Distanze
minime da sorgenti CEM ad alta frequenza.
Telefoni cellulari
Gli ultimi anni,
sono stati teatro di una costante crescita del mercato della telefonia
cellulare (Tacs e GSM) e dello sviluppo di numerosi impianti di
trasmissione, necessari per la copertura del servizio sul territorio
nazionale.
Sono, anche queste,
sorgenti, molto diffuse e, come risulterà evidente in seguito, pericolose
dal punto di vista sanitario, di microonde. Le frequenze utilizzate
dai segnali per le trasmissioni radiomobili, variano da 450 (rete
analogica) a 1800 MHz (rete digitale), quest'ultima modulata con
basse frequenze. Le potenze di emissione, dai terminali telefonici,
raggiungono 25 W al massimo.
In questo panorama
che, da un lato, pone la collettività di fronte ad una nuova, quanto
affascinante, forma di comunicazione telefonica e, dall'altro, vede
gli enormi investimenti nel settore delle industrie delle telecomunicazioni,
si assiste ad una preoccupante sottovalutazione, da parte sia degli
utenti del servizio che, cosa più grave, dei produttori, degli eventuali
effetti sanitari legati all'utilizzo di questa forma innovativa
di comunicazione telefonica.
Un campanello di
allarme, in tal senso, è costituito dalle seguenti dichiarazioni
dell'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni
: "Nei prossimi anni, il numero dei telefoni cellulari crescerà
in tutto il mondo ed in particolare nella Repubblica Federale Tedesca.
Tale sviluppo porta, come conseguenza, un forte aumento dell'elettrosmog
ad alta frequenza. Nel caso che i telefoni cellulari provochino
dei danni sanitari, una gran parte della popolazione potrebbe esserne
colpita. A questo si aggiungono i possibili danni provocati dalle
stazioni di trasmissione."
Dall'analisi dei
possibili danni alla salute, derivanti dalle microonde e, più in
generale, dalle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza,
si è messo in evidenza come l'interazione tra l'organismo esposto
e l'energia trasportata dall'onda produca effetti variabili con
la frequenza delle radiazioni. E' stato segnalato il fenomeno che,
per particolari frequenze dell'onda incidente, produce concentrazioni
dell'energia in zone circoscritte del corpo (hot spots o punti caldi).
L'ausilio delle reti digitali per le comunicazioni radiomobili,
genera, evidentemente, un maggior risalto circa il problema dei
punti caldi, in quanto la potenza emessa dal terminale radiofonico
è commisurata alla qualità dell'ascolto e, inoltre, l'antenna del
telefonino è molto prossima alla testa. E' quindi maggiore il rischio
che le onde, che interferiscono con il cranio e con i suoi organi
(occhi, orecchie, cervello), generino un incremento delle temperatura,
e di conseguenza un'influenza negativa sulle cellule dei tessuti
irradiati.
I costruttori di
apparecchiature cellulari, d'altronde, non garantiscono l'assenza
di effetti sanitari sull'uomo, e, a tal proposito, la "Commissione
di difesa dalle radiazioni non ionizzanti" tedesca ha prodotto un
opuscolo informativo sulla protezione dalle radiazioni elettromagnetiche
indotte dai cellulari.
Questo documento
afferma testualmente: "non esistono esperienze sul lungo periodo
riguardanti gli effetti sull'uomo dell'inquinamento elettromagnetico
ad alta frequenza e bassa intensità. Tali ricerche non potrebbero,
obiettivamente, essere presenti, in quanto, per indagini reali circa
questi argomenti, molti soggetti dovrebbero essere sottoposti, per
molto tempo, alle radiazioni realmente presenti..."
Alla luce di questa
documentazione, la Commissione esorta vivamente gli utenti del servizio
radiomobile a non usare il telefonino se non per questioni importanti
e per tempi brevi. La Commissione medesima consiglia, inoltre, di
tenere la testa a una distanza di sicurezza dal cellulare che varia
col tipo di rete utilizzata e con la potenza di trasmissione dell'apparecchio.
La corretta osservanza di queste note precauzionali dovrebbe assicurare
l'assenza di fenomeni termici e di riflesso di lesioni dei tessuti
a stretto contatto con l'antenna. Nella tabella 6 sono riportate
le distanze minime consigliate.
| FREQUENZA |
POTENZA
MASSIMA |
DISTANZA
MINIMA |
| 450
MHz analogico |
Fino
a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
|
Nessuna
distanza
Circa 4 cm
Circa 20 cm
Circa 40 cm
|
| 900
MHz analogico |
Fino
a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
|
Nessuna
distanza
Circa 5 cm
Circa 25 cm
Circa 50 cm
|
| 900
MHz digitale (GSM) |
Fino
a 2 w
Fino a 4 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
|
Nessuna
distanza
Circa 3 cm
Circa 3 cm
Circa 8 cm
|
| 1800
MHz digitale (DCS 1800) |
Fino
a 1 w
Fino a 2 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
|
Nessuna
distanza
Circa 3 cm
Circa 7 cm
Circa 12 cm
|
Tab. 6 – Distanze
minime consigliate dalla Comm. Tedesca.
L'Agenzia federale
tedesca per la difesa dalle radiazioni, oltre alle precedenti raccomandazioni,
circa le distanze minime consigliate, precisa che i costruttori
di terminali radiomobili dovrebbero fare in modo che i cellulari
in funzione in prossimità del corpo, non emettano energia ad alta
frequenza i cui effetti sul corpo siano quelli nefasti, già analizzati
(cataratta, disturbi cerebrali).
Nella sfera degli
effetti non termici, vanno segnalate le dichiarazioni del dott.
Karl-Einz Braun Von Gladiß, in occasione del congresso internazionale
sull'elettrosmog, tenutosi ad Hannover nel 1993.
"I processi vitali
vengono regolati tramite impulsi elettromagnetici, la cui intensità
è addirittura minore alla soglia di rumore considerata in elettronica.
Tutti i processi non volontari del nostro corpo, le funzioni del
sistema vegetativo, dei bioritmi e dell'equilibrio, sono pilotati
da segnali elettromagnetici. Una molteplicità di disturbi sono generati
dalla distorsione dei campi elettromagnetici naturali e dall'influenza
sui loro rapporti naturali (interferenza fisiologica). Negli esseri
umani, la funzionalità, al massimo del rendimento, dei processi
vitali non volontari è garantita, in natura, dall'assenza della
percezione sensoriale nel campo delle frequenze non visibili.
Le sorgenti antropiche
di radiazioni elettromagnetiche operano in un campo di frequenze
che rientra in quello in cui, attraverso impulsi naturali, si concretizza
la regolazione dei processi vitali.
La permanente
esposizione ad onde elettromagnetiche può essere causa di molteplici
sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci, irritabilità,
modificazioni comportamentali, depressione, disturbi ormonali ecc.
Se la risposta
dell'organismo a questa esposizione cronica fosse, ad esempio, l'ingrigimento
dei capelli, si avrebbe una chiara relazione causale tra esposizione
ai campi e sintomatologie indotte; purtroppo, nel caso dei campi
elettromagnetici, gli effetti non risultano avere carattere di specificità,
ma si sviluppano tramite schemi e patologie che risultano riflessivi
di fattori di stress analizzati nel corso di diagnosi patologiche
millenarie. Sono, questi, sintomi la cui presenza è ricorrente anche
in occasione di altre cause come infezioni, stress psichico, avvelenamento
ecc.
Gli effetti di
queste esposizioni si concretizzano, per la maggior parte, nella
variazione di funzionalità di alcune zone cerebrali che controllano
gli organi dell'equilibrio ed il sistema vegetativo, ovvero tutte
quelle funzioni del corpo i cui meccanismi di azione non sono volontari.
E' quindi evidente che, in presenza di sorgenti artificiali di campi
elettromagnetici, si possono generare disturbi del sistema circolatorio,
del ritmo circadiano, della regolazione ormonale e altre funzioni
simili, la cui gestione è regolata automaticamente e che risultano
essere in stretta relazione con fattori esterni di origine elettromagnetica".
Il commento del dott.
William Ross Adey, uno dei maggiori ricercatori del VA Medical Centre
a Loma-Linda California, circa l'esposizione a sorgenti elettromagnetiche
artificiali, appare molto significativo, nel contesto delle precedenti
osservazioni. "...non è solo speculazione il fatto che i sistemi
biomolecolari reagiscano anche a campi elettromagnetici di debole
intensità e la circostanza che il riscaldamento dei tessuti non
è in alcun modo alla base di tale influenza".
Lo stesso Adey è
del parere che gli effetti sugli organismi umani dei campi elettromagnetici
ad alta frequenza si manifesterebbero influenzando i seguenti organi:
- il sistema immunitario
(ad es. attività dei linfociti T)
- lo sviluppo del
feto durante la gestazione
- i recettori delle
membrane cellulari
- la crescita delle
cellule e la sua regolazione
- la ghiandola pineale,
ovvero l'organo del sistema endocrino che gestisce i rapporti
tra le funzioni cerebrali ed il sistema ormonale.
Le apparecchiature cellulari
non determinano solo influenze a livello biologico, ma costituiscono
ulteriore motivo di preoccupazione in quanto la loro natura, elettromagnetica,
può inficiare il corretto funzionamento di altre apparecchiature.
Il problema della compatibilità elettromagnetica è molto sentito in
questi ultimi anni, soprattutto per i problemi tecnici che i terminali
radiomobili possono generare in alcune classi particolari di macchine,
come, ad esempio, gli elettrostimolatori cardiaci (pace-maker), le
apparecchiature per la dialisi ed altri strumenti medici.
Al riguardo, è da
segnalare il caso della Scandinavia dove, nella maggior parte degli
ospedali, è proibito l'uso di telefoni cellulari. Problemi di questa
natura sono stati lamentati dai produttori di protesi acustiche
i quali, presso la Commissione Europea, hanno denunciato l'esistenza
di disturbi avvertibili anche a 3-5 metri di distanza. E' poi noto
il caso delle compagnie aeree le quali, in seguito a problemi di
interferenza tra i segnali emessi dai telefonini e i sistemi di
controllo del volo, hanno, nella loro quasi totalità, proibito l'utilizzo
di tali apparecchi.
Altre apparecchiature
di uso comune come computer, hi-fi, registratori di cassa, televisori,
elettrodomestici o, addirittura, i sistemi elettronici per automobili,
possono subire l'influenza delle microonde emesse dai telefoni cellulari.
Alla luce di quanto
in precedenza analizzato, emerge chiaramente come gli enormi capitali
investiti nel campo della telefonia cellulare e i futuri sviluppi
economici costituiscano un freno notevole ai fini del riconoscimento
delle pericolose conseguenze sanitarie e dei problemi tecnici. Infatti,
nel caso venissero adottate serie misure precauzionali e provvedimenti
sanatori di situazioni in essere, e non solamente nel campo delle
alte frequenze, numerosi paesi potrebbero avere ripercussioni notevoli
a livello economico. Fortunatamente la mobilitazione popolare sta
prendendo maggiore consistenza, soprattutto all'estero, in relazione,
anche, a questi problemi; sempre più cittadini, infatti, si stanno
adoperando affinché siano bloccate le installazioni di ripetitori
per telefonia cellulare, e a tal fine risultano numerose le denuncie
ed i ricorsi agli organi giudiziari preposti.
Appare importante,
in questo senso, il seguente pronunciamento del tribunale amministrativo
di Gelsenkirchen (Germania), del 18 febbraio del 1993 (5L 3261/92):
"...è convinzione di tale corte, che, in base alle attuali conoscenze,
deve essere considerata la possibilità che l'uomo, a causa degli
effetti non termici dei campi ad alta frequenza modulati a bassa
frequenza della rete D1 (Rete Cellulare Tedesca), possa ammalarsi
e che tale probabilità cresca col numero delle esposizioni; il momento
dell'apparire dei sintomi, il tipo ed il decorso delle malattie
è, tuttavia, completamente imprevedibile come pure le possibilità
di ristabilimento". Nel documento viene, inoltre, affermato:
"...in virtù dei qui descritti riferimenti alla costituzione,
la considerazione degli interessi determinanti deve portare come
conseguenza una interruzione temporanea della rete telefonica cellulare
D1".
Risanamento
delle situazioni di inquinamento elettromagnetico; rilevamento e
bonifica
La prima, e più logica,
precauzione che si può adottare consiste nell'allontanamento di
tutte le possibili fonti di inquinamento elettromagnetico (apparecchi
elettrici, cavi, impianti elettrici). In presenza di manifestazioni
patologiche, sarebbe consigliabile far effettuare delle misurazioni
strumentali negli spazi abitativi, tese ad individuare, ed eventualmente
eliminare, le cause di inquinamento. Questa opportunità di risanamento
è confortata dal repentino miglioramento sanitario, dei soggetti
colpiti, osservato in migliaia di casi, che si è manifestato come
conseguenza della bonifica. In tabella 7 riportiamo un elenco delle
cause più comuni di elettrosmog, dei loro effetti sanitari e delle
contromisure tipicamente applicabili. Questi dati sono il risultato
di oltre 3500 rilevamenti effettuati, in ambienti di vita e occupazionali,
dalla S.I.R.E. (Società Internazionale Ricerca Elettrosmog) e dall'Istituto
di Bioarchitettura di Rosenheim.
Prodotto
o impianto
Elettronico |
Disturbi
alla salute indotti o incrementati |
Rimedi |
| Coperte
elettriche |
Disturbi
del sonno, emicranie, disturbi delle funzioni cardiache, fobie,
depressione, irritabilità, rischi per il feto o per la partoriente |
Utilizzare
la coperta per scaldare il letto e staccare poi la spina al
momento di coricarsi |
| Lampade
ad incandescenza |
Cefalee,
rischio di tumore al cervello, disturbi alla vista, difficoltà
di concentrazioni, astenia, irritabilità, impotenza |
Distanza
minima consigliata 1.5 m. Non utilizzare per quanto possibile,
lmpade ad incandescenza |
| Forni
a microonde |
Carenze
visive, immunodeficienza, rischi per la gestante ed il feto,
rischio di neoplasie |
Distanza
minima dall'apparecchio in funzione: 2 metri |
| Radiosveglia
elettrica |
Problemi
di insonnia, alterazione del ritmo cardiaco, rischio di neoplasie
cerebrali, cefalee mattutine |
Distanza
minima 1.5 metri. Utilizzare sveglia a batteria |
| Linee
ad alta, media, bassa tensione |
Insonnia,
mal di testa, irritabilità, rischi per la gestante ed il feto,
fobie, rischi di tumori solidi e liquidi, alterazione del ritmo
cardiaco, depressione, formicolii |
E'
necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili
rischi, e i rimedi conseguenti |
| Televisori |
Cefalea,
ansia, disturbi visivi |
Distanza
minima: 2 m |
| Telefoni
cellulari, walkie-talkie, telefoni senza fili |
Possibili
lesioni cerebrali, disturbi visivi, cateratta, alterazioni metaboliche
e comportamentali |
Mantenere
la distanza più grande possibile dall'antenna, telefonate brevi |
| Computer,
macchine da scrivere elettriche |
Cefalee,
problemi gastrici, rischio per le gestanti e il feto, neoplasie
gastroenteriche, difficoltà di concentrazione, depressione,
alterazioni ormonali, allergie, disturbi visivi |
Distanza
il più possibile elevata, osservare pause orarie, usare schermi
a bassa emissione |
| Materasso
ad riscaldabile |
Insonnia,
mal di testa, tremore, alterazione delle funzioni cardiache,
irascibilità, astenia, depressione, fobie |
Riscaldare
il materasso prima di coricarsi e poi staccare la spina |
| Macchine
da cucina, ferri da stiro, macchina da cucire |
Disturbi
del sistema nervoso, alterazioni cardiache, disturbi intestinali,
vertigine, fobie e depressione |
Utilizzare
apparecchiature dotate di messa a terra, fare molte pause e
al termine dell'utilizzo staccare la spina |
| Lampade
alogene |
Rischi
di leucemie e tumori cerebrali, immunodeficienze, disturbi alla
vista |
Distanza
minima: 1.5 metri |
| Letti
elettrici |
Insonnia,
cefalea mattutina, disturbi cardiaci, dolori reumatici, irascibilità,
formicolii, fobie, depressione, astenia |
Installare
un disgiuntore di corrente |
Prodotto
o impianto
Elettronico |
Disturbi
alla salute indotti o incrementati |
Rimedi |
| Riscaldamento
elettrico e scaldabagni |
Ansia,
cefalee mattutine, insonnia, fobie, depressione, alterazioni
del ritmo cardiaco |
Distanza
minima. Amche dal cavo di corrente 1.5 m |
| Trasformatori
ad alta tensione, cavi elettrici sottorranei salvavita |
Insonnia,
mal di testa, disturbi del sistema nervoso, formicolii, disturbi
cardiaci, astenia disturbi comportamentali, difficoltà di concentrazione |
E'
necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili
rischi e i rimedi conseguenti |
| Babyphon |
|
Distanza
minima 2 metri, limitare l'uso di questi apparecchi |
| Lampade
da scrivania o comodino |
Cefalee,
disturbi nervosi, difficoltà di concentrazione |
Utilizzare
solo lampade dotate di messa a terra |
Tab. 7 – Cause
più comuni di elettrosmog, relativi effetti e contromisure applicabili.
I dati riportati
si riferiscono agli apparecchi più diffusi sul mercato. Solo una
misurazione strumentale può dare indicazioni più dettagliate, circa
le cause di elettrosmog negli ambienti di vita e sulle intensità
di esposizione. Basta un poco di attenzione, nell'analisi di circostanze
specifiche, per sanare una situazione di inquinamento pericolosa.
Ad esempio è da non sottovalutare, nel collegamento alla rete elettrica
di un apparecchio, la polarità della spina, collegata al circuito.
Se l'interruttore (unipolare) dell'apparecchio si trova collegato
alla fase in cui passa corrente la situazione è sicuramente più
favorevole che non nel caso di collegamento al conduttore di ritorno
(neutro): l'apparecchio ed il cavo emettono campi elettrici inferiori
rispetto al caso di collegamento dell'interruttore, al neutro.
Con l'ausilio di
un rilevatore di campi elettrici si può evidenziare la situazione
nella quale il campo è inferiore e, quindi, agire di conseguenza.
Negli Stati Uniti, a questo scopo, sia le spine degli apparecchi
che le prese dell'impianto elettrico sono dotate di contatti e fori
morfologicamente diversi; in tal modo, il collegamento può avvenire
solo nel modo corretto.
Circa la formazione
dei campi elettromagnetici, da parte di installazioni elettriche,
una drastica riduzione, circoscrizione o eliminazione dei campi
stessi è ottenibile con i seguenti accorgimenti:
- schermature.
- realizzazione
e disposizioni particolari delle installazioni.
- disgiuntori.
Analizziamo queste misure
singolarmente.
Schermature:
Un'opinione diffusa
e, parimenti, errata consiste nel fatto che un decremento del campo
elettromagnetico sia ottenibile diminuendo il potenziale elettrico
di un apparecchio. Da un punto di vista tecnico questa strada è
facilmente percorribile, stante l'esistenza di apparecchiature elettriche
a tensione di esercizio pari a 6 V, 12 V, 24 V, mentre da un punto
di vista sanitario, nulla è più inutile: infatti, al diminuire della
tensione di utilizzo, aumenta, a parità di potenza assorbita, la
corrente elettrica e il campo magnetico. Come sappiamo, il campo
magnetico, a differenza di quello elettrico, è difficilmente schermabile,
(sia dal punto di vista tecnico che economico), e inoltre diventa
più intenso all'aumentare della mutua distanza dei cavi elettrici
di alimentazione.
E' possibile però,
allorquando si pianifica il progetto di un'abitazione, adottare
semplici accorgimenti che consentono una riduzione notevole dei
campi elettromagnetici. Per le situazioni abitative già esistenti,
spesso disastrose sotto questo punto di vista, non è difficile trovare
cavi elettrici nelle pareti che, col passare del tempo, hanno perso
le loro capacità isolanti; questa circostanza favorisce la dispersione
di correnti parassite nelle mura, con conseguente formazione di
campi elettrici di notevole intensità. Quando si manifestano queste
situazioni, è consigliabile rinnovare l'impianto elettrico dotandolo
di un'efficace messa a terra: se ciò non fosse, per qualsiasi motivo,
possibile, si possono tinteggiare le pareti con vernici a base di
sostanze conduttrici le quali, tuttavia, offrono una schermatura
solo per i campi elettrici. Per i campi magnetici, si possono utilizzare
materiali speciali (ad es. mumetal) reperibili presso negozi specializzati.
Occorre tenere presente, comunque, che questi materiali non hanno
efficacia del 100 % e, quindi, il loro utilizzo deve essere limitato
ai soli casi in cui non si presenta alternativa tecnica e/o economica.
Esistono, altrimenti,
in commercio, delle coperte schermanti da mettere sul letto per
difendersi dai campi elettrici. In questo caso, bisogna fare molto
attenzione al corretto uso di questa coperta: in primo luogo, bisogna
assicurare la messa a terra della coperta affinché questa risulti
realmente efficace; bisogna, poi, fare molta attenzione alla provenienza,
in quanto a localizzazione della sorgente del campo elettrico poiché
l'azione della coperta può risultare nulla o, addirittura, negativa
nel caso in cui la fonte di inquinamento (ad es. una prolunga) si
trovi sotto il letto, e la coperta schermante sopra le persone che
dormono. In questo caso, infatti, le linee di forza del campo elettrico
saranno attirate dalla coperta, e il corpo dei malcapitati sarà
investito da un intenso campo elettrico. Quando, invece, la sorgente
del campo si trova al di sopra della coperta schermante, il dormiente,
che ovviamente riposa sotto la coperta, è in posizione neutra.
In commercio esistono,
anche, cavi schermati che impediscono la formazione dei campi elettrici
intorno ad essi: l'utilizzo, insieme a questi cavi, di scatole di
derivazione schermate, permette di realizzare impianti che non irradiano
campi elettrici all'interno dell'abitazione; ciò rappresenta un
provvedimento efficace purché, ovviamente, non si utilizzino prolunghe
che vanificherebbero lo sforzo tecnico ed economico sostenuto. Per
le case già costruite si consiglia l'utilizzo di un disgiuntore
di corrente (vedi oltre).
Realizzazione
delle installazioni:
Qualora sia possibile,
nella progettazione di un appartamento, pianificare l'impianto elettrico,
sarà bene far passare i cavi elettrici solo in alcune pareti; ad
esempio, nel caso di appartamenti comunicanti è consigliabile utilizzare
le pareti comuni per il transito dei cavi elettrici, posizionando
in prossimità delle mura libere le zone "vita" corrispondenti a:
- zona letto della
camera matrimoniale
- zona letto della
camera dei bambini
- zona soggiorno
ove sarà collocato il divano
Ovviamente, tali zone
dovranno essere sgombre da qualsivoglia apparecchiatura elettrica
che possa produrre inquinamento elettromagnetico. Si ricorda, inoltre,
che gli apparecchi andrebbero collegati alla rete in modo che il loro
interruttore interrompa la fase diretta e non il neutro dei cavi di
alimentazione. In questo caso, infatti, il campo elettrico verrebbe
irradiato nello spazio coperto dalla lunghezza del filo di alimentazione,
sino all'interruttore; qualora, invece, l'interruttore agisse sul
neutro, il campo elettrico irradierebbe lungo tutta la lunghezza del
conduttore di alimentazione dell'apparecchio. Per la soppressione
dei campi elettrici si possono utilizzare, altrimenti, cavi schermati.
Disgiuntori:
Nelle camere ove
si pernotta è consigliabile l'installazione di un disgiuntore di
corrente. Questo dispositivo disalimenta, annullando la tensione
elettrica, tutte le apparecchiature o le prese collegate, quando
non sono in funzione. Il potenziale elettrico viene ripristinato
allorquando si infila la spina o si accende l'apparecchio. Viene,
in questo modo, evitata la produzione di campi elettrici e magnetici
quando gli apparecchi non sono in funzione. Per l'applicazione di
questo tipo di protezione, la zona in questione deve possedere un'alimentazione
propria. In commercio esistono due tipologie di disgiuntori:
- disgiuntori unipolari,
collegati ad una sola fase. Poiché nella casa possono esistere
circuiti non collegati al disgiuntore e, quindi, in tensione,
potrebbero essere indotte, nei circuiti collegati al disgiuntore,
delle tensioni. Queste tensioni indotte dipendono dalla mutua
distanza tra circuito indotto e induttore e dal grado di collegamento
a terra, di tali circuiti. La presenza di un buon impianto di
terra è, quindi, fondamentale in questo caso.
- disgiuntori bipolari,
collegati sia alla fase che al neutro.
In generale, sono da
preferire disgiuntori unipolari. Bisogna curare, inoltre, molto bene
l'isolamento delle parti elettriche del disgiuntori, in quanto anche
una piccola co |