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ATTUALITÀ INCHIESTA TELEFONINI AI RAGGI X

Cellulare/Primo rapporto sui rischi per la salute


Cnr e ministero della Sanità hanno testato i modelli più diffusi sul mercato. Il risultato è preoccupante: oltre il 70 per cento degli apparecchi emette radiazioni che superano la soglia prescritta dalla legge. C'è da allarmarsi? Il mondo scientifico è diviso. Ecco, nel dettaglio, i risultati dei test e gli ultimi studi su un un problema che in Italia riguarda 32 milioni di persone. E su cui si attende un primo verdetto nel 2002.


di   
FABRIZIO CARBONE
7/7/2000

tony stone
TRE ESPERTI A CACCIA DI «ONDE» Nella foto a sinistra, Guido Santonocito (in piedi) e Settimio Grimaldi (con gli occhiali), membri rispettivamente del Wwf e del Cnr. Sono i curatori del rapporto sulle radiazioni elettromagnetiche dei cellulari di cui si parla in queste pagine.

Il cellulare, poggiato sul tavolo, squilla. Collegato con l'auricolare l'utente risponde. Una telefonata secca, poco più di un minuto. Settimio Grimaldi, esperto del Consiglio nazionale delle ricerche, termina la sua misurazione delle onde elettromagnetiche e sorride: «Perfetto. Le emissioni risultano bassissime, poco più di un volt al metro. E tutto questo grazie all'auricolare».
Un volt al metro vuol dire che la potenza d'uscita all'altezza dell'orecchio e in direzione del cervello è molto al di sotto del limite di sicurezza previsto dalla normativa italiana. Guido Santonocito, un giovane imprenditore che da sei anni è volontario del Wwf, fa la controprova. Stacca l'auricolare e aspetta lo squillo di un Nokia 7110. Di colpo l'apparecchio misuratore, un Emr 300 della tedesca Wandel&Goltermann, costo 15 milioni di lire, fa un balzo in avanti, esattamente di dieci volte al di sopra dei limiti di sicurezza. Le prove vengono ripetute con una ventina di cellulari di marche diverse. E danno tutte identico risultato.
Possibile? «Assolutamente incontrovertibile» rispondono gli esperti. E i dati non lasciano dubbi: più del 70 per cento di tutti i cellulari in commercio in Italia, usati senza auricolare, emettono radiofrequenze che spesso superano i 6 volt al metro. Con punte anche di 26, 30 e persino di 40 volt al metro.

A scoprirlo è un'indagine sui modelli di telefonini più diffusi sul mercato effettuata dal Cnr insieme all'Ispesl (istituto che per conto del ministero della Sanità di occupa di sicurezza sul lavoro) e al Wwf, la prima di questo tipo effettuata in Italia. Il valore di 6 volt al metro previsto dalla normativa italiana è riferito in realtà agli impianti fissi, anche perché non c'è, al momento, alcun limite ufficiale per quanto riguarda i telefonini. Ma indica pur sempre una soglia che, per cautela, sarebbe bene non superare.
Questa precauzione sarebbe tanto più importante per i telefoni in quanto la trasmittente spesso aumenta la potenza quando vuole, senza che nessuno se ne accorga. Infatti, il cellulare si dovrebbe in teoria collegare sempre con la stazione radio più vicina. Quando non è possibile (perché c'è un intasamento di linee), il telefonino va a cercare la prima antenna disponibile. Se è lontana, aumenta in modo automatico la potenza.
Chi sta al telefono, magari passeggiando, sente poco e male; si accorge persino che c'è poco campo ma continua a parlare, senza sapere che la dose di emissioni che arriva alla testa può essere molto alta. Alta, ma rispetto a cosa? E poi: che vuol dire superare la quota 6 volt al metro? Oltre si rischia qualcosa? Tutte domande lecite che innescano una catena di risposte complicate.

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