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ATTUALITÀ INCHIESTA TELEFONINI AI RAGGI X

Cellulare/Primo rapporto sui rischi per la salute


Cnr e ministero della Sanità hanno testato i modelli più diffusi sul mercato. Il risultato è preoccupante: oltre il 70 per cento degli apparecchi emette radiazioni che superano la soglia prescritta dalla legge. C'è da allarmarsi? Il mondo scientifico è diviso. Ecco, nel dettaglio, i risultati dei test e gli ultimi studi su un un problema che in Italia riguarda 32 milioni di persone. E su cui si attende un primo verdetto nel 2002.


di   
FABRIZIO CARBONE
7/7/2000

E SULL'ARGOMENTO LORO DICONO CHE...
1-Ispesl, Istituto superiore di prevenzione e di sicurezza sul lavoro: dipende dal ministero della Sanità. Posizione: precauzionista.
2-Iss, Istituto superiore di sanità: dipende dal ministero della Sanità. Tranquillizzante.
3-Oms, l'ufficio italiano dell'Organizzazione mondale della sanità partecipa alla ricerca sui possibili danni causati dalle emissioni di radiofrequenza da cellulari. Tranquillizzante ma con cautela.
4-Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche: promuove uno studio sugli effetti delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari sulle cellule umane. Il Cnr effettua ricerche anche presso l'Iroe (istituto di ricerca sulle onde elettromagnetiche) di Firenze. Precauzionisti.
5-Alce Associazione in lotta contro l'elettrosmog. Aderiscono Wwf, Greenpeace, Italia nostra. Precauzionisti.
6-Samba, l'associazione di consumatori specializzata in inquinamento elettromagnetico. Fortemente precauzionista. A essa sono legate centinaia di comitati spontanei in lotta contro le antenne.

Si passa allora alla questione di fondo che oggi divide la comunità scientifica internazionale. Le onde elettromagnetiche non ionizzanti ad alta frequenza, emesse dai telefoni cellulari, fanno male? Possono provocare tumori, leucemie e quant'altro? Risposte univoche è impossibile averne. Perché i ricercatori più affidabili si contrappongono. Da una parte i riduzionisti non smettono di tranquillizzare l'opinione pubblica. Allo stato delle cose, dicono, non c'è nesso tra l'uso dei cellulari e un possibile aumento di tumori rispetto alle medie accertate. Dall'altra i precauzionisti dicono che, comunque, è meglio abbassare il più possibile i limiti di sicurezza.
Per sintetizzare: dal 1996 a oggi sono state effettuate 34 ricerche importanti, promosse da enti, università e organizzazioni internazionali con esperimenti su cavie, cellule umane mantenute in vita, persino lombrichi. La più importante tra tutte, quella dell'Organizzazione mondiale della sanità, si concluderà alla fine del 2002. «Solo allora sapremo» dice laconico Igor Rozov, portavoce dell'Oms a Ginevra. Ma all'interno della stessa Oms si possono trovare posizioni distinte. Come quella di Michael Repacholi, l'australiano che ha forse più esperienza al mondo sui campi elettromagnetici, e che da anni continua ad affermare: «Le evidenze scientifiche attuali indicano come improbabile che i campi Rf (radiofrequenza) inducano o promuovano tumori». Eppure, la sua posizione è in contrasto con quella di altri ricercatori australiani, tra cui il gruppo di Tony Basten. Il direttore del Centenary institute of cancer medicine di Sydney ha pubblicato i dati relativi a un aumento di linfomi nei topi che per 18 mesi erano stati bombardati da emissioni ad alta frequenza.
Certa del fatto che i cellulari siano innocui alla salute è l'Icnirp, la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. I suoi tecnici, che mettono a confronto tutte le ricerche disponibili al mondo, hanno posto a 40 volt al metro il limite per la sicurezza degli utenti. E a questo limite si sono adeguati tutti i costruttori di telefonini del mondo. Insomma, «tranquillizziamoci» è la parola d'ordine di una parte della barricata. Ma le cose non sono così semplici: nell'Oms stessa ci sono voci discordanti e in una nota del marzo scorso l'organizzazione ha suggerito ai governi di applicare «in modo rigoroso il principio precauzionale nella valutazione dei rischi e di adottare un approccio preventivo e protettivo in relazione ai rischi potenziali dell'inquinamento elettromagnetico».

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