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Anche in
Gran Bretagna, paese all'avanguardia in questi studi, la parola
d'ordine in questi mesi è «cautela». Una commissione
del governo ha chiesto ai costruttori di telefonini di non
invitare all'acquisto i minori di 16 anni. Il capo dei ricercatori,
il biologo William Steward, ha dichiarato nei mesi scorsi:
«Ci sono prove preliminari che l'esposizione alle radiazioni
può produrre effetti nascosti sulle funzioni biologiche, incluse
quelle del cervello».
E in Italia? Una ricerca dell'Enea, conclusa nei mesi scorsi
dopo tre anni di lavoro, esclude qualsiasi danno alle strutture
interne dell'orecchio. Anche se non si pronuncia su possibili
effetti al cervello. Una spaccatura c'è anche nello stesso
ministero della Sanità tra studiosi come Livio Giuliani e
Paolo Vecchia. Quest'ultimo, dirigente dell'Istituto superiore
di sanità, esclude che si possa parlare di rischi per la salute
umana. Giuliani è invece molto cauto. È tra i 20 firmatari
della risoluzione di Salisburgo del 18 giugno scorso che ha
chiesto di abbassare i limiti di sicurezza per le emissioni
della telefonia cellulare addirittura a 0,6 volt al metro.
Tra i promotori c'era tutto il gotha dei preoccupati, con
in testa l'americano Carl Blackman dell'Epa, l'Environmental
protection agency del governo Usa.
Ma, alla fine, possiamo star sicuri? «Con l'auricolare, sì»
assicura Giampiero Ravagnan, direttore del centro di medicina
sperimentale del Cnr. I suoi ricercatori lavorano da anni
su cellule umane espiantate e mantenute in vita. Settimio
Grimaldi, uno dei ricercatori, dichiara: «Un danno alle cellule
c'è. Ma attenzione: sono cellule staccate dal corpo e non
è un dettaglio secondario. Ci vorrà quindi ancora molto tempo
per capirci qualcosa».
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