|
ROMA
I telefonini come le sigarette: ogni etichetta su ogni apparecchio
dovrebbe indicare il grado di inquinamento elettromagnetico
che produce al momento dell’uso. Come fare? Prima di tutto,
va misurato questo inquinamento. E questo avverrà, per la
prima volta, il prossimo 28 Giugno quando il Wwf e il Cnr,
di fronte a giornalisti ed in diretta su internet, misureranno
questo tipo di inquinamento su 100 modelli di cellulari. Inizierà
così una battaglia ambientalista, per ora informativa, ma
finalizzata alla previsione di etichette sugli apparecchi,
organizzata da Guido Santonocito, trentaduenne di Roma, volontario
del Wwf per il quale si occupa appunto all’elettrosmog.
Un’attività
che impegna gran parte della sua giornata. Guido è laureato
in legge e per professione fa l’imprenditore; è proprietario
di un’agenzia immobiliare con 15 dipendenti.
|
Giunto all’associazione
ambientalista come obiettore di coscienza, il volontario si
è subito avvicinato all’inquinamento elettromagnetico. "Nessuno
se ne occupava allora racconta mi hanno dato spazio e l’apporto
per iniziare a trattare l’argomento. La misurazione dell’inquinamento
dei cellulari è una delle tante iniziative di questi anni
e se giungeremo alle etichette sarà un grande successo per
il volontariato. Ho imparato tante cose ed in pochi anni ho
costituito un coordinamento di volontari".
Il gruppo si
chiama Alce (Associazione lotta contro elettrosmog) di cui
fra gli altri fanno parte, oltre al Wwf, anche Greenpeace
ed Italia Nostra. Alce è divenuto un referente, dal punto
di vista tecnico, delle istituzioni (ministero e Parlamento)
e soprattutto di un movimento di base, fatto di migliaia di
comitati locali in lotta contro un inquinamento invisibile.
Da Alce
|
Partono iniziative
legali, manifestazioni, sostegni a proteste e denunce. "E’
un forum spiega Guido un piccolo Parlamento che ha determinato
una rapida crescita. E’ un’attività estremamente proficua".
Le principali denunce e i timori della gente espressi da Alce
riguardano le antenne per i ripetitori dei cellulari ( circa
60 mila in Italia) e le stazioni radiotelevisive. Di fronte
all’installazione nasce spesso un comitato, "comincia
così a crearsi un conflitto sociale e fanno riferimento a
noi per essere rappresentati".
Emblematico
il caso della scuola romana Leopardi a Montemario: "nel
cortile della scuola, frequentata da 400 bambini, ci sono
250 emittenti radiotelevisive".
|