Il 16 di gennaio 2003 è andato in onda sulla radiotelevisione Svizzera pubblica di lingua italiana nel programma denominato "Falo'" un servizio di 10 minuti sul CASO DELLA RADIOVATICANA. Desideriamo segnalarlo in quanto contiene una sapiente analisi della situazione vista con gli occhi disinteressati di chi vive all'estero. Atti del primo forum giuridico del 21/2/2002 organizzato dal WWF Italia presso la Camera dei Deputati in occasione della presentazione del libro elettrosmog abusivismo e inquinamento Vai alla pagina dei risultati della misurazione del campo elettromagnetico! Alla presenza delle maggiori testate radiotelevisive e giornalistiche il Dott. Settimio Grimaldi dell’Istituto di medicina sperimentale del CNR e il Prof. Livio Giuliani (ISPESL) hanno misurato, impiegando la strumentazione Wandel e Golterman EMR-300, il campo elettrico durante la chiamata che ciascuno dei visitatori effettuava col proprio telefonino.
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Sentenza del Tribunale Penale di Roma contro i Responsabili della radio Vaticana Dopo un iter processuale di molti anni viene oggi emesso il verdetto sull'ipotesi di reato di getto pericoloso di cose nel quale si accerta la responsabilità del Cardinale Tucci e di un'altro imputato per tale reato. Viene pertanto riconosciuta la sussistenza dell'inquinamento elettromagnetico nell'area di Cesano rintracciando nelle trasmissioni intercontinentali della radiovaticana la responsabilità di tale stato di fatto. Si tratta di un reato continuato negli anni evidentemente stante la necessità per tali tipi di impianti di impiegare notevoli potenze per poter trasmettere in tutto il pianeta. Tale sentenza giunge al culmine di un complesso iter processuale che aveva vista coivolta la Corte di Cassazione sulla legittimità della giurisdizione italiana risolta due anni fa in senso positivo. Il risultato di oggi impone un rapido processo di delocalizzazione degli impianti che appare sempre più l'unica soluzione possibile per eliminare il rischio dei gravi danni alla salute per i quali, tra l'altro, pende presso il tribunale penale di Roma un altro processo il cui esito è atteso entro due anni ma che data la sentenza di oggi avrà un importante precedente giurisprudenziale. Lo stesso avverrà per i numerosi processi presenti e futuri che riguardano altre emittenti fuori norma di cui nel 2000 il MINISTERO DELL'AMBIENTE diede un dettagliato elenco salvo poi non determinare sanzioni (fina a 150 mila euro) o altri strumenti interdittivi tanto da rendere necessario per tutelare tali casi il ricorso mediante interpretazione estensiva alla norma del codice penale di getto pericoloso di cose. (9/5/2005) Cellulari? Dopo 10 anni fanno male Gianluigi Salvador (WWF Veneto) e Massimo Bolognesi (WWF Emilia Romagna) Si riporta questo studio sui danni dei cellulari. che non sia il caso di mettere una pesante ecotassa sui cellulari per i costi ambientali e sanitari che producono (principio europeo: chi inquina paga)? Come la mettiamo col principio europeo di precauzione? International Agency for Research on Cancer (IARC) Dopo tanti allarmi non sostanziati da prove scientifiche, alla fine è successo. Sull’ultimo numero di Epidemiology è stato pubblicato uno studio del Karolinska Institute di Stoccolma che dimostra come l’uso dei telefoni cellulari per 10 anni o più sia in grado di determinare il raddoppio dei casi di un raro tipo di tumore, il neurinoma acustico. Lo studio è svedese ma le nazioni partecipanti al progetto ‘Interphone’, coordinato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer), l’agenzia dell’OMS con sede Lione, sono 13. All’inizio dell’anno, i risultati della tranche danese avevano fatto tirare un sospiro di sollievo ai produttori di telefonini, poiché non era stato rilevato un maggior rischio per la salute in chi usava il cellulare. Ma lo studio danese era più piccolo di quello svedese. E naturalmente adesso tutti gli occhi sono puntati verso gli altri rami dello studio -i paesi partecipanti sono 13- i risultati dei quali dovrebbero essere pubblicati all’inizio del 2005. (Fonte: Lonn S, et al. Epidemiology, 2004, 15: 653-659) Qualche altra nota tratta dal testo completo citato di Epidemiology. 1 - I cellulari sono adoperati di più sulla destra (52%) che sulla sinistra (39%) e su entrambi i lati 9%. 2 - Il rischio non è correlato all'aumento delle ore di utilizzo del cellulare. 3 - Si osservano più tumori dalla parte dove si utilizza di più il cellulare (59% sulla destra). 4 - Il neuroma acustico è un tumore benigno a crescita lenta e occorrono in genere alcuni anni prima di una diagnosi clinica. 5 - In genere passano più di cinque anni dall'apparizione del primo sintomo alla diagnosi clinica. Mobile phone use and the risk of acoustic neuroma. Lonn S, Ahlbom A, Hall P, Feychting M. Institute of Environmental Medicine, Karolinska Institutet, S- 171 77 Stockholm, Sweden. Stefan.Lonn@imm.ki.se BACKGROUND: Radiofrequency exposure from mobile phones is concentrated to the tissue closest to the handset, which includes the auditory nerve. If this type of exposure increases tumor risk, acoustic neuroma would be a potential concern. METHODS: In this population-based case-control study we identified all cases age 20 to 69 years diagnosed with acoustic neuroma during 1999 to 2002 in certain parts of Sweden. Controls were randomly selected from the study base, stratified on age, sex, and residential area. Detailed information about mobile phone use and other environmental exposures was collected from 148 (93%) cases and 604 (72%) controls. RESULTS: The overall odds ratio for acoustic neuroma associated with regular mobile phone use was 1.0 (95% confidence interval = 0.6-1.5). Ten years after the start of mobile phone use the estimates relative risk increased to 1.9 (0.9-4.1); when restricting to tumors on the same side of the head as the phone was normally used, the relative risk was 3.9 (1.6-9.5). CONCLUSIONS: Our findings do not indicate an increased risk of acoustic neuroma related to short-term mobile phone use after a short latency period. However, our data suggest an increased risk of acoustic neuroma associated with mobile phone use of at least 10 years’ duration. Epidemiology. 2004 Nov; 15(6):653-9 (7/1/2005)
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